Pensiero di Natale

Che poi, siamo matrigne anche dei nostri animali domestici, perché loro, una madre, ce l’hanno già. Solo che, presumibilmente, almeno lei non ha copulato col nostro uomo.

Così, un pensierino prima di andare a dormire, in queste notti inquietantemente prentalizie.

‘Notte, mie matrigne.

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cani-gatti-e-opossum.jpgPensavo alla differenza tra dire: ho un gatto e: vivo con un gatto.

Se uso il verbo avere significa che ho con lui un atteggiamento educativo, da padrone, un po’ da ammaestratore di circo. Se invece uso il verbo vivere significa che lo rispetto, che condivido con lui gli spazi, le emozioni e le diversità. Lo stesso ovviamente con un cane, un pesce rosso, un canarino, un coniglio.

E allora, mi sono detta, e con l’opossum? (N.d.A. per chi non fosse un habitué di questo blog: dicesi opossum il maschio umano medio che, come fanno gli opossum, in caso di minaccia finge di essere morto per non gestire la situazione).

Insomma, io ho un opossum, o io vivo con un opossum?

Certo, ci sarebbe molto bisogno di educarlo, e soprattutto di ammaestrarlo, l’opy. Ma credo che non sia un bel sistema, né con i bipedi né con i quadrupedi. Non resta che condividere spazi (e, più gli spazi sono grandi, più è semplice condividerli), le emozioni, e, ahimé, le diversità. Compresa l’abitudine inveterata dei nostri bipedi di trasformarsi appunto in opossum.

E allora, oggi che è ufficialmente finito il Natale, invito tutte noi a riprenderci i nostri cervelli e, pur amorevolmente, a non consegnarci mai più anima e corpo alle zampette pelose dei nostri marsupiali. (Ettepareva che non fossero marsupiali, guarda lì che marsupio affollato.) A essere ancora più indipendenti, e a vivere con loro, ma non per loro, e non per possederli. A non aspettarci che lui ci assomigli, come i cani ai padroni, ma a cercare di assomigliare, noi, a noi stesse.

Se gli piacerà come siamo, bene. Se non gli piacerà, bene lo stesso. Ma cerchiamo di piacere a noi stesse, che poi è il modo, spesso, di piacere a tutti.

Lo metterei tra i buoni propositi del 2010.  Tanto, se poi nel 2012 c’è la fine del mondo, lo sforzo è breve.

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Una renna contro

una-renna-contro.jpgC’era volta una renna che era particolarmente illuminata. Non perché avesse tutte le lucine natalizie addosso, ma perché aveva letto molti renna-libri e aveva passato molte ore, mentre trainava la slitta del Babbo nei cieli, a pensare alle cose del mondo degli umani. ‘Sti bipedi laggiù sono proprio strani, pensava la renna. A parte il fatto che non si capisce perché debbano usare solo due zampe per camminare, quando ne hanno ben quattro in dotazione. Ma, cosa ancora più grave, usano anche solo due neuroni per pensare, quando ne avrebbero un sacco di più. Cioè, ‘sti bipedi son proprio dei coglioni, e non lo dico solo per la rima con neuroni. Sì, lo so, una renna babbonatalizia non dovrebbe dire parolacce, ma tanto il carbone li porto io, e quindi decido io a chi darlo.

Comunque, dicevamo: coglioni, ecco. E in particolare, vedo da quassù che l’Oscar della Coglionaggine lo vincono, da millenni, soprattutto i bipedi maschi. Da noi renne, i maschi sono dei bravi quadrupedi, di strano hanno solo le corna, ma non è mica colpa nostra. Ce le hanno di natura, e giuro che nessuna di noi renne femmine ne approfitta, che tanto, corna per corna, per tre e quattrodici.

Va be’, dicevamo: coglioni. Non è per insistere, ma, dico io, possibile che il bipede medio capisca che i parenti vanno frequentati il minimo sindacale, sopravviva egregiamente così tutto l’anno, e poi, un giorno, disfi tutto e sbraghi?

E poi, perché certi bipedi maschi con prole fanno fare da babysitter tutto l’anno alle loro nuove morose, e poi a Natale, come se niente fosse, le disconoscono e le mollano lì da sole? Sono scemi o cosa? Va be’ che sono abituati a far così anche con i cani, che se li tengono in casa tutti pucci-pucci fino ad agosto, e poi, un attimo prima di andarsene in ferie, sbadabàm, li scaricano in autostrada e via. Dev’essere lo stesso processo mentale. Non so, a me verrebbe da scaricargli una derrata di carbone che se la ricordano. Ma il Babbo, qui, che è anche lui un bipede, non ci sente da questo orecchio. Cioè, ci sente benissimo, ma non mi ascolta. Dice che le renne bramiscono. Bramisco un cazzo, io parlo, e gli dico delle cose che non vuol sentire, tutto qui. Vecchio bipede ottuso e anche sovrappeso. Ptù.

Insomma, io, in quanto renna, mi dissocio dal Natale, dal Babbo, e da tutto l’ambaradam. L’unica che salvo, al momento, è la Befana, che almeno non usa né slitte né renne in quanto scopa-munita, e soprattutto non rompe i coglioni a nessuno.

 

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