Era una sera d’estate di parecchi anni fa. Una Mogliastra, vestita in total black per timidezza, stava per andare a una festa. Non conosceva nessuno, quella sera, ma era lì apposta, accompagnata dal suo fidanzato nuovo di zecca, proprio per essere presentata ufficialmente agli amici di lui (e soprattutto alle amiche, pensava polemicamente).

Vestitino nero, sandali neri, gioielli etnici d’argento, capelli ricci perché tanto d’estate, con l’umido che c’è, è proprio inutile stirarli o bigodinarli.

Scortata dal nuovo fidanzato (nuovo per lei, perché per buona metà delle femmine presenti, sospettava la Mogliastra, era un po’ usatello) e scortata anche dall’immancabile plotone personale di zanzare, stava per entrare nel loft (ettepareva che non fosse un loft, pensava sempre un po’ polemicuccia la Mogliastra debuttante) adibito a sede della festa.

Ma l’incauta debuttante commise un’imprudenza, all’apparenza assolutamente innocua: si fermò un attimo nel cortile, staccandosi dal braccio del fidanzato, per accendersi una sigaretta. Il tempo di un click (l’accendino) e di un puf (la prima boccata d’aria arricchita di nicotina), e la situazione prese una svolta inaspettata.

Dovete sapere (molte di voi lo sanno) che la Mogliastra in oggetto è cieca come una talpa, ma non mette gli occhiali manco morta, ed è troppo pasticciona per usare le lenti a contatto. Ora, nella nebbia fuori stagione di quella miope serata d’agosto, la talpastra intravide un gruppetto di festanti che si accalcava intorno a qualcuno. Grazie al super-udito (sviluppato con gli anni per sopperire alla talpitudine) giunsero al suo orecchio frasi del genere: “Ohhhhh, finalmente ce la presenti! Ma che piacere! Ma che bella coppia!”

Curiosa come una donnola (incrociata con un talpone), e assetata di gossip, la Mogliastra strizzò gli occhi ben bene per vedere cosa stesse succedendo qualche metro più in là.

E mise a fuoco la seguente, raccapricciante scena: il suo fidanzato era a braccetto di una sconosciuta, vestita in total black, e la stava presentando ufficialmente a tutti come la sua nuova fiamma, in un trionfo di ohhhhhh e ahhhhhhh.

Grrrrrrrrrr, ruggì sommessamente la talpastra, si cacciò gli occhiali sul naso e fanculo anche la vanità, si scaraventò come un’Erinni al fianco del suo fidanzato, spostò, con un colpo di culo ben assetato, l’usurpatrice e, trasformatasi improvvisamente in una pescivendola occhialuta nonostante i suoi genitori avessero tanto insistito per darle un’educazione urbana e impeccabile, apostrafò il babbeo con un ahò? sesquipedale. Non so perché sesquipedale, ma ci stava bene.

Detto babbeo, riconosciuta nonostante tutto la voce dell’amata, si voltò verso di lei. Poi guardò la tipa che aveva accanto fino a un minuto prima, ri-guardò la Mogliastra, ri-guardò la tipa, pensò di essere a una partita di tennis, e invece era nella merda.

E come si giustificò, il babby?  “Ehhh, vabbe’, ho visto una che ti assomigliava, l’ho presa sottobraccio soprapensiero convinto fossi tu, e siamo entrati”.

Una che mi assomigliavaaaaaaaaa? Un botolo rognoso come quella lì mi assomigliavaaaaaa? Ma io ti caccio il mio intero set di bigodini negli occhi, e dico occhi perché stiamo parlando di vista, se parlassimo di metabolismo sai dove te li caccerei, i suddetti bigodini, e scegliendo accuratamente quelli col diametro di una pigna e con tutto il velcro sopra che ti arpiona le budelle.

Poi però alla Mogliastra venne da ridere, un po’ perché di natura è una persona poco seria, e un po’ perché  il babbeo l’aveva fatta talmente grossa che non si poteva infierire. Oltretutto la Mogliastra, di suo, è sempre stata inflessibile sulle questioni irrilevanti, mentre su quelle epocali si annoia un po’ e glissa spesso.

Unica vendetta: ogni anno, da una dozzina d’anni, di questi tempi si celebra l’anniversario della vicenda della Talpa e del Babbeo, con presa per il culo del Babby davanti al maggior numero possibile di testimoni.

Rossella Calabrò

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