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Esterno, giorno. Siamo in una ridente cittadina di campagna, resa un po’meno ridente dalla pioggia incessante, ma pazienza.

C’è un uomo, dobbiamo ammettere piuttosto belloccio, c’è la sua donna, dobbiamo ammettere a malincuore anche lei piuttosto anzi molto bella, e c’è la di lei pargoletta. Sì, bella anche lei, ma assomiglia al padre, assente al momento nonché divorziato da mammà.

La macchina da presa abbandona il panorama, che tanto il sole sta tramontando e non si vede più niente, indugia su uno spaventapasseri giusto per fare avanguardia, e poi torna sul terzetto in carne e ossa.

L’uomo, candidato patrigno, abbraccia  fuggevolmente la sua donna. La bambina, precipitevolissimevolmente, riempie entrambi di pugni. Ohibò, e il Mulino dov’è finito? Precipitato, evidentemente. 

Lo spaventapasseri scuote il capoccione, la madre ha la coda di paglia tra le gambe (la coda, la coda) e il patrigno, in quanto uomo, fa finta di niente. La bambina, messo a punto il golpe, si allontana inseguendo una volpe,  giusto per la rima.

Dissolvenza in nero.

Il titolo del cortometraggio: Anche i patrigni piangono. (Versione trash: Lo Spaventapassere.) Ovvero, non siamo solo noi matrigne a essere vittime di gelosie, a volta capita anche ai signori patrigni. Non credo che piangano, eh, però insomma non è mica facile nemmeno per loro.

Mal comune, nessun gaudio, però.

 

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Ebbene sì. Al prossimo Aperitivo delle Matrigne avremo un ospite speciale: un patrigno.

Certo, i patrigni non possono far parte del Club delle Matrigne, un po’ per ovvi problemi lessicali, un po’ per come è impostato il Club. Però sono previsti occasionalmente magnanimi spazi per chi non è propriamente una matrigna, come in questo caso.

Così il 4 maggio sentiremo cosa pensa della famiglia allargata l’altra metà del cielo. Chissà se piove, da quella parte.

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Oggi, parlando con una giornalista (su Grazia del 10 marzo esce un articolone su noi matrigne, e chiedo scusa all’ospite donnamoderna.com) ho detto, incredibilmente, una cosa che parrebbe quasi intelligente.

La giornalista mi ha chiesto: e i patrigni? E io, forse sotto l’effetto psichedelico di un panetto di burro in forma di torta salata, ho detto: be’, la matrigna viene vissuta come una rovinafamiglie (anche se arriva a famiglia già  ampiamente rovinata) mentre il patrigno viene vissuto come quel sant’uomo che dà una mano alla povera madre rimasta sola. Questo perché viviamo in una società un filino moralista, sessuofobica e maschilista.

Ecco, era tutta qua la cosa quasi intelligente. Mica si può pretendere di più, da una matrigna. Provate a chiedere a un patrigno, che magari aiuta anche i neuroni rimasti soli.

(Dipinto di Diego Rivera)

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Il club dei padri estinti

Si parla di: libri

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Giuro che non è per il titolo, ma il libro di Matt Haig, “Il club dei padri estinti” mi è piaciuto molto. E’ una strana storia raccontata dal punto di vista di un bambino di undici anni, sensibile e nevrotico. Non c’entra con la matrigne, anche se in realtà c’è un patrigno. Vi consiglio di leggerlo, mogliastre, se avete voglia di un libro ben scritto e piuttosto originale.

(Dipinto di David Hockney)

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