Ondine – il segreto del mare

Si parla di: film

Questa sera io e la mia figliastra sedicenne abbiamo visto (su mia insistenza, lei voleva vedere una roba terrificante sulle fotomodelle) il bel film “Ondine-il segreto del mare” di Neil Jordan, con quello strafigo di Colin Farrell.

Strafigo a parte, è una storia in cui, incredibilmente, sia il patrigno che la matrigna ci fanno una gran bella figura.

Lui, Colin, è un pescatore single, strafigo (insisto), divorziato, con una bambina malata ma molto sveglia e un’ex moglie terrificante e anche bruttacchiona, risposata, per fortuna, con un tipo coi capelli rossi.

A un certo punto il pescatore pesca letteralmente nella sua rete una strafiga (chi si somiglia si piglia), si innamorano, e, dopo tutta una serie di traversie che non vi sto a raccontare, i due si sposano felicemente e romanticissimamente, anche grazie alla bambina che apprezza molto Ondine, la neomatrigna pescata nella rete del papi.

La matrigna Ondine è buona, fa persino una magia (non si capisce se è magia o casualità, ma tant’è) per cui la bambina guarisce, anche se ci rimette le penne il patrigno che le dona un rene, e insomma, l’oscar della bontà va alla matrigna-sirena, il secondo oscar al patrigno defunto, e poi, va be’, il papà è bravino ma fa dei pasticci, mentre l’ ex moglie è decisamente perfida e non ne fa una giusta in tutti i 111 minuti di proiezione.

Il film è del 2009, e mi sembra un ulteriore segnale che qualcosa stia cambiando, nella percezione delle matrigne e dei patrigni e delle famiglie ricostituite in genere. Certo, ehm,  è classificato tra i film di genere “fantastico”, però, insomma, dai, non stiamo a sottilizzare.

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Ho letto che uno degli effetti, più o meno collaterali, di alcuni antidepressivi o ansiolitici è quello di creare una certa indifferenza affettiva, una specie di spilorceria emotiva. Cosa che, immagino, aiuti a gestire la depressione.

Mi è venuto in mente che, dopo un trauma affettivo, in ognuno di noi si sviluppa naturalmente, senza farmaci, la stessa reazione. Ci si chiude a riccio, nei limiti del carattere di ognuno, e ci si isola un po’ dalla tempesta emotiva appena trascorsa. I sentimenti sono più blandi, più contenuti, e ci si inaridisce un po’. Questa sorta di anestesia emotiva credo l’abbiamo provata più o meno tutte, e il nostro ruolo di matrigne in particolare è ricco di occasioni per traumatizzarsi affettivamente. Una miniera, direi.

Io stessa, che sono una delle persone più emotive che conosca, dopo i primi tempi di matrignato mi sono indurita (che io mi sia indurita equivale a dire che si è indurito un Mocho Vileda, ma va be’). Analizzandomi, credo di essermi in realtà un po’ fortificata, certo, e questo è positivo. Ma ogni tanto mi sorprendo a trattenere il fiato, a non respirare, simbolicamente, davanti a certe emozioni che potrebbero farmi male.

E il fatto per esempio che abbia finalmente imparato a dire di no, conquista basilare per la qualità della mia vita e di quella di chi mi sta accanto, un po’ è dovuto alla mia forza, ma un po’ anche a quella specie di anestesia di cui sto parlando. Nel momento in cui devo dire un bel NO secco, vengo subito assalita da tutta una serie di immagini del genere Pulcini Sotto la Pioggia, Topolini e Formaggi Piangenti nella Trappola, Peluche Dentro la Centrifuga, Passerotti Strozzati dalle Briciole di Pane d’Inverno, ma poi, zac, una bella punturina immaginaria di Indifferentil, o Menefott forte, e parte il NO.

Senza il trauma affettivo, e conseguente ritiro parziale delle truppe emotive, quel NO non sarebbe partito. O sarebbe partito uno di quegli odiosi NI che poi si sa come vanno a finire. Più che come, direi dove: in quel luogo oscuro e negletto, dove non batte mai il sole, ma dove c’è sempre una gran coda all’ingresso. Metafora, eh, moglià, metafora.

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Rotola gomitolo

Questa sera, mercoledì allargato, me ne stavo di qua in camera mia a cazzeggiare sul web, quando ho sentito, di là in soggiorno, gli allargati che sghignazzavano come pazzi. Controllato che il gatto fosse in salvo e non oggetto di pubblico ludibrio, (sono passati i tempi in cui pensavo di essere io, la matrigna, l’oggetto di scherno di qualunque celia), sono andata in soggiorno a vedere il motivo di cotante risate. Paperissima in tivù.

Dei ragazzi, maschi sui vent’anni, giocano a pallone. Il pallone poi, con un calcio troppo forte, vola via e cade in un fosso. Stacco. Due ragazzi tengono per i piedi, sopra al fosso, un terzo, che, a testa in giù e penzoloni, cerca di recuperare con le braccia l’agognato pallone. Tenta che ti ritenta, a un certo punto urla sìiiiiii, e butta il pallone fuori dal fosso.

Ora, capisco l’istinto predatorio di qualunque animale che, vedendo un oggetto in fuga è costretto a inseguirlo, per leggi naturali e biologiche al di sopra della sua capacità di discernimento, ma, dico, i due ragazzi, appena visto il pallone, non hanno mica teso le braccia per afferrarlo, lasciando quindi precipitare nel fosso, badabùm, a testa in giù, il volonteroso amico acchiappapalloni che tenevano per i piedi?

Care mogliastre, io, non so com’è, (lo so, lo so) ma ho pensato subito ai nostri compagni. Alle nostre relazioni allargate dove, l’istinto predatorio, ha la meglio su tutto.

L’uomo, per esempio, come un pallone, scappa fuori dalla rete matrimoniale (in quanto probabilmente palleggiato con imperizia per anni)?

Istinto predatorio della sua ex, che deve per forza inseguirlo, guardacaso fin sotto la tana della nuova compagna.

La donna, sempre per esempio, si arrabbia e si allontana dal marito, per l’ennesima dimenticanza di anniversario/compleanno/serata a due programmata da un mese?

Istinto predatorio dell’uomo, che, vedendola fuggire, non resiste e, come un gatto a cui venga tirato un gomitolo, la insegue a balzelloni, fino a riprendersela. Per poi, beatamente, dimenticare il motivo per cui lei era fuggita, pur facendosi, nei rari barlumi di coscienza, parecchie domande di stampo metafisco sulla forza motoria dei gomitoli.

Un ultimo esempio? Mentre i nostri uomini ci tengono per le delicate seppur scattanti caviglie da puledre, lì sopra la fossa dei leoni della famiglia ricostituita, ecco che passa in zona, sotto le mentite spoglie di un pallone che noi stesse abbiamo faticosamente recuperato, chessò, la loro figlia adolescente che sta per darla via al fidanzatino.

Istinto predatorio, e, badabùm, mollano le nostre caviglie e si lanciano sulla palloncina in felpa rosa, leggings firmati, e dienneà gemellato. Per poi, sudati e scarmigliati e forse rinsaviti, tornare giù nel fosso a cercarci, perché la ninfetta giustamente è uscita col fauno, e ora loro si sentono soli e senza più niente da inseguire.

Morale: a parte che in amore vince chi fugge, e questa la sapevamo già, a parte esercitarci con i gomitoli, a parte tutto, che fare? Be’, ricordarsi che gli uomini, gli esemplari di sesso maschile intendo, hanno parecchi difetti, ma proprio parecchissimi, tra cui questo del pallone e dell’istinto predatorio, ma hanno anche dei pregi. Ognuna di noi sa quali siano quelli del maschio prescelto. Ma, ecco, ricordiamoci anche dei nostri, di pregi, che sono tantissimi. E, quando c’è da far scattare l’istinto predatorio nei nostri maschi, non facciamoci prendere dall’insicurezza affettiva, ma scappiamo, scappiamo verso i nostri spazi, i nostri interessi, le nostre amicizie, facciamo le gomitolesse, e stiamo sicure, ma sicure-sicure che loro ci seguiranno, e di corsa.

Ma, soprattutto, facciamolo per noi stesse.

Scappare ogni tanto fuori dal campo di calcio, come quel pallone di Paperissima, fa bene alla pelle, all’umore, e alla relazione. Fare le gomitolesse, non solo ci rende più seducenti, ma ci regala tanto di quel tempo per noi, un tempo libero da pensierastri, che vale davvero la pena di inziare a rotolare, prima magari timidamente, e poi travolgentemente, verso noi stesse.

E non sto dicendo, perché vi sento già protestare, che dobbiamo prenderci più tempo per noi, perché il tempo, quello oggettivo, è pochissimo per tutte. Parlo di un tempo interiore, di un’attenzione verso di noi, verso chi siamo davvero, verso, scusate, la nostra luce. Perché anche i gomitoli luccicano. Bum. Oggi l’ho sparata grossa, eh, mie mogliastre?

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Nonna Faina

Si parla di: matrigna

Ah, mogliastre, dimenticavo, questa ve la devo proprio raccontare. Ieri, visto il sole bellissimo, sono uscita a fare un giro. Torno a casa e, all’ingresso del mio condominio, vedo una signora sui sessanta, con una donna sui trenta e una bambina sui due, ferme lì davanti alla porta di un appartamento. Io dico buongiorno, così, di default, anche se non le conosco, e la nonna, ostentatamente ingioiellata, e impellicciata nonostante il caldo, mi fa, ossequiosissima e insinuante come una faina: scuuuuuuuuuusi, ma lei conosce la signoooora? e indica la porta davanti alla quale le tre sono piantate lì da un bel po’.

Io: no. (Vero, è un condominio grandissimo e conosco poche persone).

E nonna Faina incalza: nooooo? Sa (sussurrato), mio genero ha lasciato mia figlia e la bambina (indica le due) e si è messo con una (detto sputacchiando) che abita qua. Peeeeensssssi (qui sibila tipo Sir Bis), noi ssssstiamo ssssssuonando il campanello da un’ora essssssatta, ma quella lì, che è in casssssssa ssssssssicuramente, non ci vuole aprire.

Ohibò, penso, che mira la faina, ha chiesto proprio alla persona giusta.

Mi limito a commentare, mentre a grandi falcate raggiungo l’ascensore: sa, di domenica spesso la gente è a casa in deshabillé e non ha voglia di aprire, è comprensibile, no? E poi, sguisssshhh, mi dileguo in ascensore come un furetto, trascinando con me, perdipiù e matrignescamente, la mia attonita figliastra.

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Scelte

Si parla di: Allarme Ex

Può essere una bella persona, e può non esserlo. Può essere una con cui non condividiamo nemmeno mezzo principio al mondo, né la fede religiosa né quella politica, né i gusti, né il carattere. Può essere una che ci dà fastidio a pelle, una che se fosse accanto a noi al bar, ci verrebbe da spostarci istintivamente un po’ più in là. O può essere una che ci ispira simpatia per lo sguardo, per i capelli, per l’odore. Può avere una voce che solo a sentirla tossire ci viene da strangolarla, o può avere una voce che magari ci fa pensare all’estate. Può vestirsi come ci vestiamo noi, o può scegliere esattamente quegli abiti, quegli accessori, quei colori che noi abbiamo sempre trovato detestabili, orribili, spaventevoli. Può avere i nostri stessi hobby, frequentare il nostro stesso tipo di gente, o può essere la persona più diversa da noi che esista sulla faccia della terra.

Possiamo tenerla distante, se non ci piace. Possiamo cercare, se ci piace almeno un po’, non dico di diventare amiche, ma perlomeno di non nuocerci a vicenda, e magari (magari magari magari) di darci una mano. Possiamo frequentare i suoi figli, se ci piacciono. E anche se non ci piacciono.

Ma questa donna, che ci piaccia o no, ce la troveremo comunque accanto, tutta la vita. O perlomeno finché dura il nostro rapporto con l’uomo che amiamo.

Lo stesso uomo che, una volta, ha scelto lei.

Lo stesso uomo che, dopo quella volta, abbiamo scelto noi. Senza scegliere anche lei.

Dev’essere per questo che noi matrigne siamo persone così eccezionali. Dev’essere per questo che lui ci ha scelto.

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Mogliastre insonni, è la vostra occasione: martedì 19 ottobre all’una e mezza di notte accendete la tivù e sintonizzatevi sulla trasmissione GAP (Rai Tre). Ci sarà Paola Galantino, la mia bellissima e bravissima e matrignissima delegata romana del Club delle Matrigne che parlerà di noi.
Qualcosa da dire sull’orario? Be’, l’ora delle streghe è dopo la mezzanotte, no?

In ogni caso poi pubblicherò il link per vedere la trasmissione in streaming a un orario non da streghe ma da fate.

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Il dado è tratto

Si parla di: Club delle matrigne

Mogliastre romane, il dado è tratto. No no, non è pronto il minestrone, molto meglio: iniziano finalmente gli Aperitivi delle Matrigne anche a Roma.

Il primo sarà martedì 5 ottobre, alle 18,30 presso il locale Fabrica, in via G. Savonarola, 8. Ad aspettarvi ci sarà Paola Galantino, la splendida delegata per il Club delle Matrigne a Roma.

Dopodiché, gli Aperitivi delle Matrigne si terranno regolarmente ogni primo martedì del mese. Per dire che ci sarete, scrivete pure qui: roma@clubdellematrigne.it

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Matrigne si nasce?

Si parla di: Vacanze

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Sole toscano. Piscina di acqua salata in un bellissimo agriturismo. La matrigna è sdraiata, beata, rilassata, senza famiglia allargata.

A un certo punto punto si staglia all’orizzone una bimbetta di quattro anni.

Pfiuuu, non è una figliastra, è solo la figlia di altri ospiti dell’agriturismo, peraltro sconosciuti. La matrigna torna quindi all’incanto della sua vacanza, ristretta come da accordi legali.

“Rossetta, sono senza braccioli, annego.”

Occazzo, chi è? Ma è la bimbetta, ovviamente, che, mollata sola in piscina dai genitori, ha deciso di farsi adottare dalla bagnante sconosciuta, previo annegamento e storpiamento del nome.

La matrigna Rossetta si precipita smadonnanndo a metterle ‘sti cavolo di braccioli rosa, griffati, nota con raccapriccio, Hello Kitty. Dopodiché, torna, sempre smadonnando, alla sua sdraio. Della legittima genitrice, nessuna traccia. Del supposto padre, nemmeno.

No, dico, ma non è che, matrigne, si nasce?

 

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E a un certo punto, in un qualunque punto della vita di una matrigna qualsiasi, si possono scatenare rivoluzioni impreviste, piccoli o grandi cataclismi che passano sopra la sua testa senza che lei possa intervenire un granché. Perché la Sacra Famiglia, per quanto divorziata e sfamigliata da mo’, ha comunque un potere, emotivo e legislativo, (e a volte ricattatorio) enorme. Giusto o sbagliato che sia.

Esempi facili-facili? Be’, l’ex moglie decide un bel giorno di trasferirsi, chessò, in Australia con i figli? Se l’affido della prole è esclusivo, la legge dice che può farlo senza chiedere il parere del padre. E questo può significare che il marito della mogliastra inizia a fare il canguro saltando avanti e indietro per i due continenti, con spese pazzesche che incidono catastroficamente sul tenore di vita della nuova coppia, e con il marsupio della matrigna vuoto per giorni e giorni. Oppure: la Sacra Famiglia decide di passare all’affido congiunto delle prole, e così la matrigna, che si era abituata ai suoi bei mercoledì da leoni, passa bruscamente a un’impegnativa convivenza part-time nello zoo allargato, ruggendo di sorpresa, con la criniera tutta spettinata, perché il passaggio all’affido congiunto e relativa invasione della casa e della coppia e della privacy, lei proprio non l’aveva previsto. O magari invece, ma questo per motivi più gravi, l’affido passa esclusivamente al padre della prole aliena, e così, da un giorno all’altro, la matrigna si trova a convivere ogni santo giorno con due o tre marzianini che lei calcolava di vedere solo con lo shuttle del mercole per il resto della sua vita.

E questo solo per casi semplici (di affido congiunto oppure no) su cui mi sono informata per un’amicastra l’altra sera zampettando sul web. Ma non è tanto la cosa in sé, perché l’essere umano si abitua a tutto: è l’irrilevanza giuridica nonché emotiva del parere della suddetta matrigna in qualsiasi caso che fa rabbia, oltre al fatto che, nonostante la decisione ribalti totalmente la vita di una matrigna, il suo spazio di manovra è ridottissimo. Più spazio, ovviamente, va coltivato nella sua forza d’animo, nel suo potere di rinnovarsi e adattarsi ai cambiamenti, e tutto questo alla fin fine la renderà una persona più evoluta e migliore. Di questo ne sono convinta. Ma nel frattempo, mentre aspetta di evolversi e intanto incarna l’anello di congiunzione tra la scimmia urlatrice e la matrigna bionica, son cazzi.

A proposito, ma lo sapete che un padre che ha i figli non in affido congiunto, non potrebbe, per legge, affidarli neanche mezz’ora ai suoi genitori? Non dico alla matrigna, per carità, si sa che le streghe mangiano i bambini, ma, in teoria, non sono autorizzati a stare coi bambini nemmeno i nonni paterni. E lo sapete che invece in Francia si sta considerando di allargare il diritto di visita anche a ex matrigne e patrigni, dopo la rottura della coppia? (In Italia si è tentato, ma la proposta, toh, è stata bocciata.) E che in alcuni stati degli USA è stata avanzata la richiesta (sacrosanta) da parte dei nuovi partner di avere delle agevolazioni fiscali che tengano conto del maggior onere di avere in casa dei figliastri? Ma lo sapete che fare la matrigna può essere bellissimo, ma anche un gran casino? Sì, lo sapete, lo sappiamo, il guaio grosso è che tutti gli altri non lo sanno.

Ah, il 2 agosto, a Milano, Aperitivi delle Matrigne. (www.clubdellematrigne.it). Tè con gli amaretti?

 

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Siore e siori, ecco a voi il sorprendente, imperdibile Kit di Sopravvivenza per Mogliastre nella sua versione pre-vacanze. Il kit, in una pratica confezione da viaggio, anti-urto e anti-furto, contiene:

N. 1 cane San Bernardo con fiaschetta alcolica al collo. Da scegliere nella versione whisky, prosecco, o tequila bum bum.  Croccantini, bistecche da tre chili e spese veterinarie, nonché tosatura, sono a vostro carico.

N. 1 pagnotta da carcerato compresa di lima in titanio per smussare la crescita inopinata di denti canini. (Non del cane, i vostri.) La pagnotta è disponibile alle olive, al cumino, o al gusto pizza.

N. 2 flaconi di adrenalina mannara da somministrare al vostro compagno. Funziona anche senza luna piena. Disponibili anche peli sintetici da applicare sulle mani per un effetto di maggior realismo quando finalmente strozza la ex. O, in alternativa:

N. 10 siringhe di anestetico da rinoceronte, con pennacchio rosso, da lanciare alle ex mogli in corsa. Con una lieve maggiorazione del prezzo, potete richiedere anche l’infallibile binocolo “Tibecco” ® per una mira più sicura.

N. 3 spinelli taroccati con foglie di Camomilla Bonomelli, da spacciare ai figliastri adolescenti fin dal primo mattino. Se dormono ancora, è sufficiente infilare la canna direttamente nelle narici. (Per un effetto light, in una sola. Per un effetto hard e definitivo, in entrambi gli orifici nasali. O in tutti e tre.)

N. 1 stanza da bagno in stile origami, da aprire e in cui entrare in caso di crisi di pianto, perfettamente richiudibile e trasformabile in un foglio di carta A4 a crisi terminata.

N. 1 finto cellulare, imitazione perfetta di quello del vostro compagno (vogliate farci pervenire mail con marca e modello preciso almeno una settimana prima dell’ordinazione) da sostituire al suo. Il cellulare “Three monkeys” ® non vede, non sente e non parla, quindi vi garantisce la più assoluta privacy in vacanza.

N. 1 turista figo, con cui scappare. Garantito orfano e sterile.

 

 

 

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