La cicala e la formica avrebbero potuto fare job-sharing

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formicaStufa delle solite fiabe dal vacuo contenuto stile ‘e vissero sempre felici e contenti’ di cui abbiamo parlato tempo fa qui, ieri ho letto ai miei figli la fiaba de ‘La Cicala e la Formica’. (La trascrivo qui sotto per chi non la conoscesse).

L’estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava.
Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo.
Si ricordò che la formica per tutta l’estate aveva accumulato provviste nella sua casina sotto terra.
Andò a bussare alla porta della formica.
La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.
- Cosa vuoi? – chiese con aria infastidita. – Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala.
Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. – Ma davvero? – brontolò la formica – lo ho lavorato tutta l’estate per accumulare il cibo per l’inverno.Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?
- Io ho cantato! – Hai cantato? – Bene… adesso balla!
La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.

A fine lettura vedo Public Enemy, mia figlia di quattro anni, perplessa…


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La strategia delle polpette

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bimba con meleQualcuno tempo fa mi aveva consigliato la tecnica delle polpette, per far mangiare le cose anche meno appetibili ai miei figli.

La tecnica delle polpette consiste nel preparare polpette contenenti qualsivoglia cibo, mascherando anche gli alimenti meno graditi ma comunque necessari per una sana ed equilibrata alimentazione

La tecnica delle polpette si è rivelata una bomba.

Devo confessare che ultimamente questa tecnica si sta rivelando per me molto utile. Faccio polpette a tutto spiano. Polpette di pesce e broccoli, polpette di formaggio e spinaci, polpette con gli avanzi di carne del giorno prima, polpette di ogni sorta. Tutto buttato nel robot, un giro di lame e via.

“Mamma, perchè mangiamo ancora palline?”, mi chiede l’altro giorno mia figlia di quattro anni che, non essendo tonta, ha fiutato l’affare.

“Come sarebbe ‘ancora palline’, tesoro?”

“Ma sì, mamma. Le hai fatte anche ieri, e l’altroieri”…


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Feste di compleanno: intratteniamo questi bambini!

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bimba giostraSabato ho portato mia figlia di quattro anni e mezzo alla festa di compleanno di un suo compagno di asilo.

Festa, oddio.

Esperimento umano, l’avrei definito meglio io.

Metti trenta bambini di quattro anni in una stanza di venti metri quadrati arredato solo con due tavoli pieni di patatine, bibite e dolciumi, e sedie lungo i muri per i genitori. Poi dai in mano ai bambini dei palloncini. Solo palloncini. Chiudili là dentro per due ore e osserva.

Ecco, io resto un po’ perplessa.

Sarà che sono cresciuta a feste di compleanno fatte in casa con la torta della mamma e i pochi amici veri di cui conoscevo almeno nome e cognome.

Sarà che un tempo le feste di compleanno non erano un obbligo sociale ma un momento di vera gioia per chi vi partecipava.

Sarà che sono abituata che alle feste in genere si cerca di creare un’atmosfera piacevole e armonica tale da lasciare poi un bel ricordo negli invitati e nel festeggiato.

Sarà che cambiano i tempi…


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Condizione mentale permanente

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lego 2“Maaammaaa!!!”

TUM. Mi sveglio di colpo.

Stavo sognando. Ero nel bel mezzo di una nuotata subacquea, fra pesci variopinti e coralli, fra grotte inesplorate e anemoni di mare.

Sono le sette di mattina, ed ecco già il richiamo alla mia vita (sur)reale.

Alla mia Condizione Mentale Permanente.

Ultimamente non ho trenta secondi di fila senza essere chiamata in causa. In trenta secondi non componi nemmeno un numero di telefono, non fai in tempo a pesare la pasta. Non ti allacci le scarpe, nè stendi una camicia.

Trenta secondi sono quel che mi resta per pensare, riflettere, agire, prima di venire interrotta e dover ricominciare tutto daccapo, oppure mollare lì tutto perchè tanto è inutile riprovarci.

E così, mentre mi sto lavando: “Maaammaaa! Corri! Vienivienivieni subitooo!” Mollo tutto e corro. “Guarda mamma, ho messo l’elefante nella cesta”.

Mentre mi sto vestendo: “Maaammaaa! Guardaaa! In fretta!” Lascio perdere l’armadio e vado a vedere. “Guarda mamma, sto su un piede solo”.

Mentre sono al telefono con l’ambulatorio per prenotare una visita pediatrica: “Mamma, guarda. Guarda mamma. Mamma guarda. Guarda mamma. Mamma guarda. Guarda mamma”. Guardo. “Guarda mamma, mi sono messa l’elastico al polso”. E intanto non ho sentito quel che mi dicevano, e hanno riattaccato…


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La cesta dei giochi

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bimbi sabbiaC’è stato un tempo in cui monitoravo con attenzione e pignoleria i giochi che entravano in casa mia e nelle mani dei miei figli.

Mia figlia, la primogenita, ha sempre avuto giocattoli adatti alla sua età, sempre puliti, mirati e compatibili con le varie fasi del suo sviluppo. Giochi educativi organizzati ogni volta con cognizione di causa (ad esempio mattoncini lego con mattoncini lego, animali con animali, pupazzi nella tenda dei pupazzi e via dicendo). Tutte le sere riordinavo i giochi con dedizione.

Ora che i figli sono due e la situazione si sta pian piano lasciando andare (perchè ho capito che non potendo avere il controllo sempre su tutto, a qualcosa dovevo rinunciare e guarda caso la prima cosa che è andata a farsi benedire è stata proprio la cura dei giocattoli), la cesta dei giochi dei miei figli è diventata una via di mezzo fra un buco nero e una discarica.

Come siamo arrivati a collezionare tante cianfrusaglie?

Ecco una breve classificazione degli oggetti più assurdi registrati recentemente:

  • sorprese dell’uovo kinder: la nostra casa è piena di quei piccoli oggetti inutili così tipicamente kinder. Winx senza gambe, macchinine senza ruote, mostri di gomma dalla forma indistinguibile (ma che fine hanno fatto gli happypotami e i coccodritti dei nostri tempi?), gusci-contenitori gialli per un soffocamento garantito. Come sono entrate queste cose in casa mia?


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Mamma, il pesce spada é contento di essere pescato?

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bimbo carrelloQualche giorno fa sono tornata a casa dalla spesa con due bei tranci di pesce spada fresco per i bambini.

Ero molto orgogliosa del pasto sano che andavo a proporre ai miei figli, finalmente.

Una volta a tavola però, davanti al suo piatto, mia figlia Public Enemy, di quattro anni e mezzo, si pone un logico interrogativo.

“Mamma, ma se questo è il pesce spada, dov’è la spada, e dove sono gli occhi, le pinne, la coda?”

Serenamente le spiego che il pesce è stato pescato, tagliato, pulito, confezionato e venduto sugli scaffali del supermercato. Mi illudo che la mia risposta sia esauriente e che la conversazione finisca lì.

Passano sette-otto minuti di silenzio…


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Il momento della buonanotte

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bimbo lettinoC’è nella giornata di ogni madre una fase ben nota.

Si tratta della sera dopocena, quando la testa di ogni mamma è in polpette, i suoi occhi a mezz’asta, il suo cervello posizionato sulla modalità off, tranne per quella remota regione di esso dedicata alla espulsione dei bambini dal mondo dei desti; regione che lavora con determinazione sfruttando gli ultimi sprazzi di lucidità per compiere la sua missione al meglio. 

Quando tu dici ‘buonanotte’ ai tuoi figli e chiudi finalmente quella benedetta porta, ti si accende davanti agli occhi, non si sa bene se chiusi o aperti, una luce al neon verde fosforescente che annuncia: mission completed. Con tanto di frastuono simile alle slot machines del più battuto casinò di Las Vegas…


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Il curriculum della mamma

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mamma e bebèFare la mamma non è solo un lavoro.

Sono tanti.

Sei direttore del personale, perchè devi gestire questioni di estrema sensibilità psicologica nel modo più costruttivo possibile.

Sei direttore ufficio acquisti, perchè devi operare delle scelte in breve tempo e col minor dispendio di energie e denaro.

Sei direttore commerciale, perchè devi convincere le persone più esigenti sulla faccia della terra dell’efficacia delle tue scelte e del tuo metodo. Verrai sempre contraddetta e dovrai pertanto trovare modi infalibili per dimostrare il tuo valore davanti al mondo.

Sei Amministratore Delegato perchè hai la responsabilità fisico-psicologico-legale di tutto ciò che accade in azienda…


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Cosa mi hanno insegnato i miei figli

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due bimbiIl primo figlio arriva e in un attimo ridimensiona le tue priorità. Il secondo te le mescola di nuovo, poi le prende e come un prestigiatore le fa sparire.

Il primo figlio stupisce tutti con uno sbadiglio, una parola, un sorriso. Il secondo per stupire deve fare cose straordinarie.

Il primo figlio determina il ritmo sonno-veglia-cibo di quella che è la meravigliosa simbiosi con la mamma.
Il secondo si deve adeguare perchè ci son cause di forza maggiore. Ci sono impegni da mantenere, ci sono sveglie da puntare, ci sono orari da rispettare.

Per il primo figlio tutto si ferma per un istante, poi tutto piano riparte. Il secondo deve saltare su un treno in corsa.

Il primo figlio lo porti al massaggio neonatale, al corso di acquaticità per neonati, al laboratorio creativo del sabato. Il secondo tutto questo non lo può fare, perchè ci vuole il triplo dell’energia per coordinare tutto quanto. E tu non ce l’hai. Non hai energia, non hai tempo, non hai occasioni…


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La vita prima e dopo l’arrivo dei figli

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bimbo manina tesaDividiamo la mia vita in due Ere: l’era AnteBambini e l’era DopoBambini.

Nell’era AnteBambini mi sentivo una ragazza fortunata, una di quelle a cui va sempre bene tutto. Una di quelle che se deve succedere qualcosa di bello a qualcuno, la prescelta è lei. Una di quelle che pescano sempre il jolly, in qualsiasi circostanza. Le scarpe sempre abbinate alla borsa,  il tempo per fare tutto e tanta, tanta fortuna. Una di quelle che vengono assunte al primo colloquio, che agli esami universitari si sente sempre porre la domanda che avrebbe voluto, che vince la borsa di studio anche se non pensa di meritarselo fino in fondo. Una di quelle che dimenticando la carta di credito in un negozio in aeroporto viene rincorsa dalla commessa onesta per tutto il Terminal per poi rimettersela in tasca sorridendo. Una di quelle che han sempre ottenuto quel che volevano. Una di quelle con un’aura positiva intorno a sè.

Poi all’improvviso è iniziata l’era DopoBambini, e tutto si è ribaltato…


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E se il papà provasse a fare la mamma per un weekend?

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famigliaRecentemente ho letto un libro molto interessante, “Babyproofing Your Marriage” (che si potrebbe tradurre: “Come rendere il tuo matrimonio a prova di bimbo”).

Un libro per molti aspetti divertente, per altri illuminante.

Si tratta di una approfondita analisi di come cambi il rapporto di coppia nel momento in cui si diventa genitori, di quali siano le più frequenti aree critiche e quali le incomprensioni più ricorrenti. Ovviamente non mancano piccoli consigli e spunti per riflessioni da fare sia da sé che in coppia.

Secondo le autrici, uno fra i primi accorgimenti da adottare  per aumentare il livello di comprensione reciproca fra mamma e papà è quello del ‘Training Weekend’, ossia un weekend in cui la mamma prende e se ne va da sola a occuparsi un po’ di sè, mentre il papà resterà a casa con la prole notte e giorno, da solo, rigorosamente senza aiuti. Dovrà gestire i pasti, i bagnetti, la buonanotte, la contemporaneità degli eventi, i pianti, la molteplicità delle richieste (queste cose le aggiungo io pensando alla mia situazione). In questo modo apparentemente il marito si renderebbe conto di come sia stressante la vita di mamma e di quante siano le cose da gestire. Può darsi che, grazie a questa esperienza, il marito decida di essere un po’ più d’aiuto in casa, o magari anche più comprensivo…


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