Tutti al mare per l’aria buona

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bicicletta spiaggiaOgni anno io e i miei figli trascorriamo l’intera estate al mare, da fine maggio ai primi di settembre.

Via le scarpe, via gli orologi, via la televisione per tre mesi.

Via l’automobile, via il cielo grigio, via il telefono.

Via (si spera) gli antibiotici.

Un paio d’anni fa invitammo una mia amica finlandese, che vive in Lapponia, a trascorrere una settimana da noi in riva al mare.

Lei arrivò, bianca come il latte, a far compagnia a me e mia figlia. Presto però scoprii che a dire il vero era venuta con l’intento di indagare sulla mia serenità, perchè era preoccupata per me.

“Come sarebbe, sei preoccupata per me? Non è successo niente, amica mia”, la rassicurai sorridendo…


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Cronaca di una mattinata-tipo della mamma trafelata

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monkeyOggi dovevo portare mio figlio di due anni e mezzo, Godzilla, a psicomotricità.

Dopo aver letteralmente scaricato la figlia maggiore alla scuola materna come farebbe un ribaltabile carico di sabbia in un cantiere, mi sono precipitata davanti al mio guardaroba alla ricerca di qualcosa di indossabile. Ché per portare Public Enemy a scuola posso anche andare in bermuda e infradito. Ma psicomotricità.

Voglio dire, psicomotricità-con-Godzilla è ufficialmente l’evento sociale della settimana. Ci sono persone, esseri adulti, c’è la possibilità di uscire dall’edificio da sola per quarantacinque sonori minuti.

Per me quarantacinque minuti da sola a zonzo è un brivido di libertà come lo era una vacanza ai caraibi a vent’anni. In quel lasso di tempo può anche capitare che io vada per negozi, vada a trovare amiche, vada a passeggiare al parco in compagnia dei miei pensieri come Jean-Jacques Rousseau ai tempi d’oro.

E così mi piazzo davanti al mio guardaroba. Interessante e vario come il deserto dei Gobi e mal fornito come il frigorifero di mio fratello.

Dopo diversi snervanti minuti di attenta analisi dei capi ne esco con una fantastica gonna-jeans che mi ero comprata in primavera ma che non potevo mettere a causa dei numerosi lividi che riportavo costantemente sulle ginocchia, in quanto mi tuffavo almeno tre o quattro volte al giorno per terra nel tentativo di salvare la pelle a Godzilla che cadeva nei punti più pericolosi del pianeta ogni quarto d’ora. Ora le cose sono migliorate: lui non si lancia più a parapendio dal divano mentre io gli volto le spalle e così io non ho più le ginocchia costantemente blu…


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I nostri figli ci sfuggono di mano

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bambina freedomPer la prima volta in vita sua mia figlia di quattro anni e mezzo sta giocando da sola in un’altra stanza, in un altro piano rispetto a quello dove mi trovo io.

Le ho detto che sarei andata a rassettare la cucina, e invece eccomi qua furtivamente al blog, guai se mi becca.

Finalmente sta diventando grande, finalmente gioca da sola. Finalmente vuole i suoi spazi, vuole la sua cameretta, inizia ad avere una fetta di vita che è solo sua.

Una fetta di vita che si andrà allargando di giorno in giorno, finchè a me della torta non rimarrà granché.

Una mamma non vede l’ora che i propri piccoli diventino un po’ indipendenti per poter respirare, per riappropriarsi della sua vita messa da parte in modo quasi prepotente con l’arrivo dei figli.

Una mamma sa che il suo compito principale è quello di rendere indipendenti i propri figli nel modo meno traumatico possibile, e quindi a questo ambisce…


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Allineare le agende

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calendario“Ah, ti volevo dire una cosa, è importante”, annuncia il Capofamiglia qualche giorno fa, con quel fare serio che assume quando fa le telefonate di lavoro, o se gli fai una domanda sulla sfera professionale.

“E sarebbe?”

“Dobbiamo allineare le agende”.

Allineare che?

“All… allineare le agende? Le agende?”

“Sì, esatto. Dobbiamo metterci lì in un attimo di calma e allineare le agende per le prossime settimane”.

Deve aver perso qualche rotella. Allineare le agende? Con me? Io nemmeno ce l’ho, un’agenda. Cioè, sì, ce l’ho, ma ci annoto soltanto gli appuntamenti del parrucchiere, della pediatra e le spese grosse che faccio, tipo gli assegni che lascio in giro eccetera. Cosa dovrò mai allineare?

E così, un po’ incuriosita, mi presento con la mia bella agenda rivestita di pelle verde smeraldo, con tanto di penna nera in mano. Pronta ad allineare. Apro sulla pagina del giorno, e trovo un bello scarabocchio fatto a pennarello rosa, e la carta di un ovetto Kinder tutta accartocciata e schiacciata, a mo’ di segnalibro. C’è anche del cioccolato sciolto sulla pagina di lunedì…


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Parlare come i grandi

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paroleMia figlia Public Enemy, di quattro anni e mezzo, sta iniziando a sentirsi grande.

Bandite tutte le smancerie da bebè (ovviamente quando fa comodo a lei, perchè nei picchi di gelosia verso il fratello invece la regressione è talvolta preoccupante al punto da portare chiedersi chi sia il più evoluto fra lei e il piccolo), non vuole più saperne delle canzoncine, delle filastrocche, delle ninnenanne-retaggio asilo nido.

Parla come una bambina grande, fa domande da grande, pretende risposte da grande.

La cosa più divertente, ma credo anche giusta arrivati a un certo punto, è che le danno noia tutti quei vezzeggiativi usati solitamente quando si parla con i bambini, di cui a volte si tende anche ad abusare. Lei li bandisce, come fossero discriminanti (e forse un po’ lo sono)…


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La giungla domestica

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boscoE’ pomeriggio. Mi siedo in sala per un istante e mi guardo intorno.

Un telo di spugna bianco giace per terra. Avvolta in esso c’è Barbie dai lunghi capelli biondi la quale, dopo  una breve doccia nel bidet, è stata abbandonata sul pavimento.

Una borsa di tela rosa trasparente è appesa a una sedia: al suo interno, tre mele gialle.

Un cavallo di plastica fa capolino da sotto una tovaglia di pizzo nel bel mezzo del pavimento; attorno a lui una giraffa, un rinoceronte e un cane bassotto di legno si raccolgono in religioso silenzio.

Una lavagna piena di scarabbocchi finalmente sembra tirare il fiato.

Una disordinata pila di libri dei Barbapapà sotto un tavolino è pronta per la scelta della lettura serale: fra poche ore verranno scaraventati sul pavimento per poter essere visionati con grande entusiasmo.

Una maglia a righe bianche e blu è buttata su una sedia in attesa di un verdetto: o nella cesta della lavanderia, o nell’armadio insieme alle altre maglie…


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Mamma, che cos’è l’anima?

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anima2L’altro giorno sono andata a prendere mia figlia all’asilo e ho visto sul suo viso un’aria un po’ perplessa.

 ”Mamma, tu sai cos’è l’anima?” mi chiede dopo poco.

“L’anima?”

“Sì. L’anima. Sai cos’è?”

“Ehm… l’anima… dunque. Proprio l’anima, eh? L’anima…  è quella parte di una persona che non vedi ma che la rende unica al mondo e insostituibile. I suoi pensieri, i suoi ricordi, i suoi sentimenti, il suo vissuto. Le sue speranze, il suo passato, le sue paure. L’anima è ciò che non fa parte del corpo. E’ una cosa magica, non la puoi vedere. E’ il fatto di essere vivi. E’ ciò che nessuno ci potrà mai portare via. L’anima è un soffio di vento

“Ma no, mamma ti sbagli. L’anima è quel cilindro di cartone che c’è dentro ai rotoli di carta igienica, quando finiscono. Ce lo ha detto la maestra. Ha detto che lunedì dobbiamo portare a scuola un paio di anime. Per questo ti ho chiesto se sai cos’è. Perchè devi darmele per la scuola”.

Quante volte nella nostra vita di mamma la soluzione è più semplice di quanto crediamo?

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Mamme intrappolate nelle proprie decisioni

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ragnatelaChi di noi mamme non si sente intrappolata? Intrappolata nelle proprie decisioni?

Ad esempio, una mamma che abbia un buon livello di istruzione e un buon lavoro e decida di mollare tutto per stare a casa a prendersi cura dei suoi figli si sentirà dire per tutta la vita: “Come puoi buttare via tutto per fare la mamma?” E allora trascorrerà intere giornate a chiedersi se davvero stia facendo la cosa giusta.

Invece, se deciderà di lasciare i propri figli nelle mani di altre persone per dedicarsi al proprio lavoro, vivrà costantemente nel senso di colpa. Vivrà con il tarlo che non era lì quando i suoi figli avevano bisogno, non era lì per quei pochi anni in cui erano piccoli e indifesi, pochi e velocissimi anni che sbiadiscono nel tempo.

Ci si sente in trappola, è una situazione da cui non si esce mai vincitrici.

Ma l’autoaffermazione per una mamma è un concetto ben più facile da descrivere a parole che da ottenere nella pratica.

Secondo me è tutta una questione di avere troppa scelta


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