Guai se una mamma si fa la pedicure

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pedicureL’altro giorno ho sfogliato una rivista. Una rivista di quelle in cui trovi titoli come ‘Il tuo corpo perfetto in quattro mosse’, oppure ‘Tre capi base, due paia di scarpe e sei chic tutta l’estate’. Roba che se solo venissero qui a guardare me e i miei ventotto tentativi di capi base che non si abbinerebbero tra loro nemmeno se fossero assi a scala quaranta, si metterebbero le mani nei capelli.

A un certo punto mi sono imbattuta in un’immagine di Charlize Theron e il suo nuovo paio di sandali. Wow. E non wow per i sandali da giraffa, che evidentemente non deve chiudere passeggini imprecando in pubblico. Wow per via dei suoi piedi. Piedi curatissimi, perfetti, quasi finti. Piedi che potresti anche non indossare le ciabatte in piscina se tutti li avessero così curati, perchè ti fideresti ciecamente e non avresti paura di contrarre funghi e verruche…


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Insegnamo ai nostri figli che accettarsi è alla base di tutto

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butterflyTempo fa, navigando sulla rete alla ricerca di qualche libro educativo per aiutarmi nei momenti bui del mio ruolo di mamma, mi sono imbattuta in questo libro. Un libro illustrato che serve per preparare i bambini al fatto che la mamma si sottoporrà a un intervento di chururgia estetica. Il libro è scritto da un chirurgo plastico e dovrebbe servire per rassicurare i bambini sul fatto che la mamma non è malata (magari non fisicamente!) ma attraversa tutto questo per essere più bella e sentirsi quindi più felice.

Immagini di mamme nel bozzolo che diventeranno farfalle e bambine che assistono fiere alle loro trasformazioni.

Ecco io, come madre, davanti a queste iniziative resto senza parole…


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Mamma, io esisto?

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dinosauroTutto è cominciato con il DVD dei dinosauri, qualche mese fa.

“Mamma, mi fanno paura quei mostri!!!” aveva gridato mia figlia di quattro anni e mezzo mentre io cercavo di sfruttare la copertura del nuovo documentario per sbrigare due faccende domestiche.

“Ma non ti preoccupare, Tesoro. I dinosauri non esistono più. E’ tutto finto”.

“Non esistonooo?”

“No. Tutto quello che vedi nei film, e in televisione in generale è finto. Non esiste”.

Da lì è iniziato l’infinito filone “Esiste-non esiste“. Un innuendo di curiosità e domande via via più complesse che hanno lentamente aperto la strada ad una vera e propria ossessione per la Verità.

E come al solito ci sono dentro io, fino al collo…


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Il riposino pomeridiano

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nap“Mamma, oggi… YAWN… sono proprio stanca”.

“Va bene tesoro, allora fai il riposino anche tu come tuo fratello. Ti metti lì buona…”

“No! Io voglio dormire con te!”

“Ma… lo sai che la mamma non fa il riposino”

“Dai dai dai, mamma ti prego, ci mettiamo io e te nel lettone!? In fondo siamo in vacanza, puoi dormire anche tu per una volta”.

“E va bene. Vieni. Facciamo così: ci mettiamo lì tranquille, io guardo dieci minuti il computer, poi spengo e dormiamo. D’accordo?”

“Sì! sì! Evviva!”

Madre e figlia si accucciano nel lettone. La mamma accende il PC e inizia a scrivere, leggere, scorrere le pagine di suo interesse. Sono i suoi minuti preziosi, il suo stacco giornaliero. Il suo sacrosanto contatto con un mondo tutto suo…


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Abitudine o rassegnazione (in riva al mare)?

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salto in spiaggiaA venticinque anni la vita di spiaggia era una favola.

Posizione orizzontale da mattina a sera, lunghe nuotate al largo per rinfrescarsi, qualche doccia fredda per risciacquarsi, una bibita ghiacciata e un libro sempre pronto a tenermi compagnia. Orologio dimenticato, libertà assoluta, riposo assicurato.

A trent’anni è arrivata mia figlia, e la nuova vita di spiaggia mi ha spiazzato.

Non riuscivo a rimanere sdraiata sul lettino per più di cinque minuti, non riuscivo a chiudere gli occhi e non pensare a niente. C’era il mio nuovo ruolo che mi chiamava. Il pensiero era sempre rivolto a non perdere di vista quel piccolo essere che sfuggiva ogni minuto dalla mia visuale. C’era da seguirla, tenerla all’ombra, portarla a casa all’ora del pranzo. Era difficile trovare un attimo per una nuotata in solitudine, e ogni tanto guardavo il mare con nostalgia. Era impossibile riuscire a sfogliare una rivista, e ogni tanto ne guardavo la copertina luccicare da dentro la mia borsa con desiderio.

Non era più il mio spazio, non era più il mio relax, e la cosa mi suonava un po’ ostile…


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Scenario mattutino in riva al mare

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tunnel sabbiaPasseggiando sulla battigia verso le undici di mattina entri in contatto con una realtà degna di nota.

Laddove alle otto di mattina ti imbatti in signore sulla settantina che raccolgono conchiglie riversate dalle onde durante la notte, o nei loro coetanei al maschile che passeggiano con il pantalone arrotolato al ginocchio e il cappello bianco alla pescatora alla ricerca di qualche novità da riportare durante la successiva sosta al porto, ecco che verso le undici il panorama cambia.

Giù il sipario, si apre una nuova scena.

Verso le undici la passeggiata sulla battigia non è così spedita, per via dei mille ostacoli che incontri.

Verso le undici sulla battigia ci sono mamme, nonne, bambini e papà…


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L’arrivo in villeggiatura

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traslocoVenerdì siamo finalmente arrivati al mare, dove rimarremo fino a fine agosto. Con due bambini piccoli, si sa, le cose da portare sono molte e la fase di assestamento è piuttosto spinosa.

“C’è da fare la spesa, per favore”.

“C’è da comprare il pane, per cortesia”.

“Ah, mi sono dimenticata le mollette per il bucato: andresti a comprarle?”.

“Ah, senti, è finita la bombola del gas e non si può cucinare, non è che puoi andare a procurare qualcosa di pronto?”

“Mmmmhhh, la lavastoviglie non funziona proprio, potresti lavare tu i piatti per favore?”

“Ci siamo dimenticati di comprare il sale. Fai una volata al negozio all’angolo?”

“Non ho portato il collirio per il piccolo. Fai un salto in farmacia mentre io cucino?”

“C’è da portare fuori lo stendipanni… io non ce la faccio”.

“C’è da portare sul terrazzo il tavolo e pulirlo con la spugna, se vogliamo mangiare fuori”…


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