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Vacanze con i bambini: soddisfazioni e fatiche

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bimba spiaggiaI miei figli qui al mare la fanno da padroni.

A pranzo mangiano come muratori, non avanzano più niente. (Certo, bisogna ogni volta mettersi lì e preparare primo, secondo, contorno e frutta, sbucciare, affettare, lavare, condire).

Cadono e si rialzano tutto il giorno, le gambe piene di ematomi, ma va bene così. (Certo, ogni volta piangono, bisogna abbracciarli, consolarli, disinfettarli, medicarli).

La sera cenano sul terrazzo a cinquanta metri dal luccichìo del mare, e  osservano i grossi gabbiani bianchi sorvolare la casa, ogni giorno con rinnovato stupore. (Certo, i gabbiani sporcano spesso e bisogna passare lo straccio sul terrazzo tutti i giorni).

La loro pelle, in genere chiara e arrossata per via del grigiore padano in cui vivono, qui sta assumendo pian piano le tonalità del bronzo e del pane tostato. (Certo, bisogna spalmare loro la crema protezione 50 ogni volta che si esce di casa)…


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La cartelletta dei disegni

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disegno 2Spesso vengo presa dalla smània di buttare via tutto: fogli sparsi in giro, vecchi calendari, agende, biglietti da visita che uno in genere conserva in nome di una remota eventualità di averne un giorno bisogno; giocattoli rotti o inutili, giornali e riviste, soprammobili e vecchi apparecchi che furono tecnologici ma che ormai sono palesemente obsoleti, vecchi regali ricevuti e borse ormai in disuso.

Come una pazza inizio a girare per casa con un enorme sacco e inizio, a mò di pacman colto da raptus nel suo labirinto di palline da ping-pong, a rincorrere ogni oggetto inutile per buttarvelo dentro con un gesto appagante e un ghigno satanico sul volto.

D’altronde, dicono che buttare via faccia bene allo spirito.

Ma c’è una cosa che non riesco proprio a buttare via.

E cioè, i disegni dei miei figli…


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Non guardare mai nella borsa di una mamma

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borsaQuesta mattina, a spasso con i miei figli, mi sono resa conto di quanto pesasse la mia borsa.

Se mi fermano, ho pensato, mi fermano con l’accusa di usare una borsa da donna come veicolo commerciale.

E allora, una volta a casa, ho deciso di esaminarne il contenuto…


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Il misterioso linguaggio di mio figlio (che capisco solo io)

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piccolo lettoreIl Capofamiglia da un anno e mezzo ormai sta via tutta la settimana perchè lavora a Roma, e noi stiamo a Milano a vivere la nostra vita.

I bambini crescono, i progressi sono visibili di giorno in giorno, specialmente quelli del piccolo Godzilla che amplia, pur se a modo suo, il proprio lessico a vista d’occhio. E il Capofamiglia non riesce a stare al passo.

Ieri li stava preparando per la nanna.

“Bambini, venite a lavare i denti che dopo leggiamo un libro”, li ha esortati dopocena.

“Etta! Ante! Onte! Affa! Ito!” ha iniziato Godzilla.

Ma il Capofamiglia ha ignorato l’uscita del piccolo.

“Avanti bambini, mettiamo anche i pigiami”, ha proseguito.

“Etta! Ante! Onte! Affa! Ito!”

Ma il Capofamiglia non ha battuto ciglio.

“Adesso, Public Enemy, vieni a pettinarti!”

“Etta! Ante! Onte! Affa! Ito!” ha continuato il piccolo, disperato, indicando la cameretta…


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Le piccole liti da spiaggia: è il caso di intervenire?

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parco giochiSarà giusto intervenire nelle piccole liti da spiaggia?

Sarebbe meglio starsene seduti a guardare come se la cava tua figlia davanti alla prepotenza degli altri bambini oppure è preferibile intervenire per evitarle l’umiliazione di vedersi maltrattare dai suoi coetanei, palesemente meno sensibili di lei?

La mia filosofia è sempre stata quella di lasciare che se la cavino da sè. Tra fratelli soprattutto, ma anche con i coetanei nei luoghi di pubblico dominio. Perchè all’asilo e a scuola io non ci sono a difenderli, perchè il coraggio va trovato dentro di sè senza interferenze, perchè la forza nell’affrontare il mondo è una qualità che si impara a proprie spese.

Certo però ci sono delle volte in cui questo mi risulta difficile.

Come quando qualcuno le sottrae un gioco in piscina e le rovescia secchiate d’acqua in faccia se lei fa per riprenderselo.

Come quando qualcuno vieta a mio figlio di due anni e mezzo di entrare nella casetta del parcogiochi e lui resta lì immobile senza dire niente perchè tanto non sa nemmeno parlare.

Come quando qualcuno li minaccia di morte imminente per causa di un indomabile mostro che sta per palesarsi davanti a loro e che come prima cosa mangerà la loro mamma.

Ecco, io mi chiedo: come vi comportate voi, altre mamme lì fuori? Come convivete con la presenza di bambini dall’aggressività mal gestita nella vita dei vostri figli?

(Foto di Foundphotoslj)

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Uscire dagli schemi

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fenceMia figlia di cinque anni spesso si pone interrogativi più grandi di lei.

“Mamma, perchè funziona tutto sempre uguale?”, mi chiede l’altro giorno dopo essere uscita dalla vasca da bagno, grande ispiratrice.

“Cosa intendi dire, tesoro? Cos’è che funziona sempre uguale?”

“Che i bambini prima sono bambini, poi crescono e fanno dei bambini anche loro, e poi anche i loro bambini cresceranno e faranno dei bambini… perchè funziona sempre così?”

“Beh, tesoro… è la vita. Si nasce, si cresce, se si vuole si hanno dei bambini… e poi si muore. E’ la vita. Ti piace?”

“Sì. Però io quando sono grande voglio rompere il recinto e uscire. Uscire dalla vita”.

Cara Public Enemy, stai per compiere cinque anni e mi dici di voler rompere il recinto. Ti auguro di riuscirci ma ti avverto, non sarà facile. Ci illudiamo tutti di poterlo fare ad un certo punto, ma la nostra natura poi ci riporta lì dentro, prima o poi.

Quante di voi avrebbero voluto rompere il recinto e poi ci sono rimaste dentro? O quante ne sono uscite e ora vorrebbero rientrarci?

(Foto di The Wandering Angel)

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