L’estate delle mamme passa troppo in fretta

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bolla di saponeCos’è successo al cronometro della vita, all’orologio che scandisce il tempo e le sensazioni ad esso annesse?

E cioè, come mai un tempo l’estate era infinita mentre ora passa in un lampo?

Da piccoli ci si lasciava alle spalle l’anno scolastico lungo e grigio e si salutavano i compagni promettendo di rivedersi ‘a settembre’.

L’estate di mezzo era una fetta di vita, era lunghissima. Milioni di ghiaccioli, di angurie, di canzoni ascoltate sotto il sole. Ore e ore di bagni in piscina o al mare con il materassino fino a che le mani ti diventavano bianche e screpolate dall’acqua, e il tempo sembrava fermarsi sulla spiaggia mentre si giocava a palla, mentre si prendeva il sole con gli amici.

Tutto poteva succedere, durante l’estate.

Uno avrebbe fatto in tempo ad andare sulla luna, per quel che mi riguardava.
C’erano i compiti da fare e i libri da leggere, ma c’era tutta l’estate di tempo, e dunque nessuna fretta. C’erano i pomeriggi in cui addirittura ti annoiavi in attesa dell’orario per fare il bagno, in compagnia delle cicale sugli alberi. E le serate? Infinite. L’atmosfera sempre magica.

E ora che sono una mamma, cosa è successo?…


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I nostri figli si rendono conto della fatica che facciamo?

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mamma e piccoliArrivati al parcheggio del centro commerciale, scendiamo dalla macchina.

Posiziono Godzilla -mio figlio di due anni e mezzo- nel passeggino, gli cambio la maglietta sudata perchè-ha-la-bronchite-cronica-e-se-suda-si-ammala, lo allaccio (perchè per ogni cento madri che non allacciano i propri figli nel passeggino o nel seggiolone, per ogni cento madri a cui va sempre tutto bene, ci sono io a far media, che l’unica volta che non ho allacciato mio figlio nel passeggino me lo son visto cadere di faccia sul porfido del lungomare e quindi son sempre lì che lo lego ovunque come un arrosto ripieno). Dicevo, lo allaccio e prendo Public, cinque anni, per mano per attraversare il parcheggio. Public non correre. Public dammi la mano. Public ci sono le macchine. Public resta vicino. Uff uff. Godzilla non toccarele ruote del passeggino, ti fai male. Godzilla non ti piegare in avanti, perdi l’equilibrio. Public guarda che hai la scarpa slacciata. Uff uff.

In quel momento ci sfreccia davanti una mamma bella fresca in abitino Missoni, con un bimbetto nel passeggino, una bambina sui quattro anni sul lato destro con candido vestitino di pizzo bianco e viso angelico, una bambina sui sei anni sul lato sinistro con immacolato vestitino di sangallo e occhioni sognanti. La combriccola procede silenziosa e spensierata verso l’ingresso dell’edificio. Tutti ubbidienti, tutti rilassati. Sorridono.

Guardo quella mamma con invidia. Sicuramente lei non ha bisogno di un blog con cui sfogare le proprie frustrazioni: non ne ha. Chissà come fa.

Contemporaneamente, mia figlia la osserva dubbiosa. Poi esterna il suo pensiero.

“Ma come fa?”

Chi, tesoro?” Mi stavo chiedendo proprio la stessa cosa.

Quella mamma. Come fa? Come fa con tre bambini? Guarda, lei ce la fa“.

“…”

Ecco, ora ho la prova: mia figlia si rende benissimo conto della fatica disumana che faccio ad andare in giro con loro due. Si rende conto, ma la cosa non ha alcun peso. Anzi, è quasi colpa mia se “non ce la faccio”.

E secondo voi, i vostri figli si rendono conto della fatica che fate? E ancora, sarà giusto che se ne rendano conto o è meglio non far pesare sulla loro infanzia l’entità dei nostri sforzi e delle nostre rinunce?

(Foto di Matt MCGee)

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Armi giocattolo: si o no?

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bambino con pistolaPremetto: io non sono mai stata una di quelle mamme integraliste della pace e dell’amore fraterno stile figli dei fiori che urlavano ‘mettete dei fiori nei vostri cannoni’, (anche se penso che l’idea della pace e dell’amore fraterno nel mondo non sia niente male).

Però.

Però ai miei figli non ho mai comprato nè permesso di giocare con armi-giocattolo. Niente. I miei figli non hanno mai avuto fra le mani una pistola, un mitra, un fucile, un bazooka. Non ce l’hanno: non ne ricevono, e alla scuola materna sono vietati, e di conseguenza non ci giocano. Mi dà fastidio anche vederli fare il gesto della pistola con pollice alzato e indice e medio puntati. “Pam Pam te lo tieni per te”, dico loro quando lo fanno.

Perchè?

Perchè è un emulare uno dei tanti gesti del mondo adulto che i bambini imitano per istinto. Ma è uno di quei gesti pieni di odio. Pieni di stizza, rancore e violenza. Un gesto che nella realtà porta alla morte e alla distruzione. Un gesto estremo che i bambini imitano senza consapevolezza della portata di quel gesto, ma così facendo lo minimizzano. Lo rendono un gesto quotidiano, superficiale, spontaneo. Come la mamma che fa la spesa, come il camion della spazzatura che vuota i bidoni. Come giocare a maestra, a dottore, a ristorante.

Eppure.

Eppure io qui al mare, ma anche a casa, alle feste di compleanno e ai parchigiochi, vedo bambini arrivare tutti i giorni con pistole e armi diverse. Giocano alla guerra, a cadere fingendo di essere morti. Giocano a carrarmati che distruggono tutto. Giocano a combattimento con spade e sciabole. Giocano a violenza, insomma.

Simulano violenza.

Io vorrei capire perchè questi gesti non suscitano negli altri genitori le stesse sensazioni che suscitano in me. Non sono disgustati anche loro dalle brutture del mondo? Non vorrebbero che i propri figli capissero fin da piccoli che le armi sono un nemico da cui stare lontano? E chi può insegnarlo loro se non la famiglia? Pensano che lo capiranno da soli? Ma quando?

In Brasile hanno iniziato a regalare riviste per bambini in cambio delle loro armi-giocattolo e In Venezuela hanno iniziato a regalare giochi intelligenti a chi consegnasse le proprie armi giocattolo… e noi? Aspettiamo di finire come loro?

E voi? Cosa ne pensate? Credete non ci sia nulla di male nel gioco della guerra? Permettete ai vostri figli di usare armi giocattolo?

 

(Foto di Aaron Jacobs)

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Equilibrio familiare (a colazione)

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caffèPrima mattina di vacanze del Capofamiglia, che ci ha raggiunti al mare ieri sera. Sveglia alle sette e dieci.

“Faccio io le colazioni oggi, Lisa: tu prenditela con calma!”

“Benissimo”. Mi giro dall’altra parte. Lasciatemi in pace ancora dieci minuti.

Passano dieci secondi, poi sento un urlo proveniente dalla cucina: “Cosa beve Godzilla (nostro figlio di due anni e mezzo)?”

Mi metto a sedere. Conto fino a cinque per non perdere le staffe. Poi mi dirigo di là, rassegnata. “Come sarebbe, cosa beve Godzilla?! Cioè, non è che sei una nuova ragazza alla pari neozelandese di quindici anni, sei il padre!”

“Ma che ne so, ogni volta che arrivo avete cambiato abitudini.”

“Ma cosa vuoi che beva Godzilla? Triplo caffè pura arabica e latte di capra tibetana munto dal Dalai Lama? Senti, ma tu sai a che età ha messo il primo dentino almeno?”…


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Nostalgia del papà

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nemo“Godzilla, oggi piove. Guardiamo le avventure di Winnie the Pooh?”

“Nooo”. Mio figlio di due anni e mezzo non sembra apprezzare l’idea.

“E la Sirenetta?”

“Nooo”.

“Niente da fare. Vuoi per forza vedere Nemo?”

“Sì”.

“Ma si può sapere perchè ti piace solo Nemo? In fondo anche nella Sirenetta ci sono i pesci colorati, il mare, le canzoni. Peccato tu non riesca a dirmelo: sarei davvero curiosa di capire perchè proprio Nemo, e soltanto lui”.

“Papà”.

“Come dici?”

“Papà. bc bc bc (verso del pesce) papà”.

“Vuoi dire che è perchè Nemo ha il papà?”

“Sì”.

Godzilla, che da quando è nato vede suo padre solo nei fine settimana e cena tenendo in mano una sua fotografia, accetta di vedere solo il film di Nemo, perchè Nemo ha un papà che si occupa di lui.

E voi, avete mai provato a interpretare i gusti dei vostri figli in fatto di fiabe e personaggi?

(Foto di Enrico Matteucci)

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