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Seduta di acquerelli in cucina

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bimba pittura“Mamma, quanti anni bisogna avere per avere un figlio?”

“Beh, tesoro, meglio averne tanti. Meglio essere almeno maggiorenni, perchè sai…”

“E come si fa a fare una chitarra?”

“Beh, ci vogliono tanti materiali. Ci vuole il legno giusto, ci vuole…”

“Ti piace il mio ippopotamo mamma?”

“Bellissimo, tesoro. L’hai dipinto proprio bene”.

“E come si dice in inglese farfalla?”

“Si dice Butterfly“.

àtteflai. Bene. E la zucca? La zucca è un animale?”

“No, Public Enemy. La zucca non è un animale. La zucca è…”

“E come si dice in tedesco Prezzemolo?”

“Si dice Petersilie“.

“E come fa Babbo Natale a entrare in casa nostra se non abbiamo il camino?”

“Eh beh, entrerà dalla porta. Poi sai, lui è…”

“E mamma, la spazzatura una volta messa sul camion che passa al mattino, dove la portano? cosa ne fanno?”

“La portano all’inceneritore, che è un posto dove…”

“E mamma, come si dice in francese acchiappiàmola?”

Ecco. Se qualcuno si vuole accomodare, io abdico volentieri. Non si vince il milione di Gerry Scotti, non si diventa famosi, nè ci si sente migliori degli altri a fine seduta.

Ma sottoporsi a un pomeriggio di acquerelli al tavolo della cucina con mia figlia può sicuramente far riflettere sulla propria condizione cultural-neurologica.

E voi? Venite mai assillate dalle migliaia di domande dei vostri figli?

 (Foto di lindaaslund)

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Esserci o non esserci, mentre i tuoi figli crescono

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papà e bebèIl Capofamiglia ha telefonato questa mattina alle sette e quarantadue da regione centroitalica ignota, cioè dichiarata sì, ma chi mai è così sveglio a quell’ora al punto da far mente locale e memorizzarsi il luogo di provenienza della sua telefonata? Era diretto non si sa bene dove, e salutava nostalgico la sua allegra famigliola in pieno risveglio.

Alle ventidue di questa sera ancora non è pervenuta altra sua notizia. Si spera stia bene, a questo punto.

Purtroppo, con questa sua realtà di trasferta permanente dal lunedì al venerdì, si sta perdendo un bel po’ di cose.

Si sta perdendo Godzilla che, a poche settimane dal traguardo dei tre anni, è entrato nella fase del ‘faccio da solo, mi vesto da solo, mi lavo da solo perchè sono grande’.

Si sta perdendo Public Enemy che, a cinque anni, piange sconsolata a tavola perchè lei non se ne vuole andare da casa, ma deve, perchè ormai ha un fidanzato e quindi “Buaahh, mamma mi mancherai!”

Si sta perdendo il corso di nuoto in cui si può assistere ai progressi dei propri figli in vasca, che sono davvero impressionanti di settimana in settimana.

Si sta perdendo le serate nel lettone tutti abbracciati a guardare Winnie the Pooh e gli Efelanti.

Si sta perdendo un bel po’ della sua famiglia. Della sua vita.

E mi chiedo se, alla fin della fiera, il gioco valga la candela.

Ti spremono come un limone, ti tolgono la tua famiglia senza chiederti cosa ne pensi e tu vai avanti, senza alternative, convincendoti che in fondo stai costruendo il futuro dei tuoi figli.

Peccato che… non ci sei. Nella tua vita, non ci sei.

E voi, avete la sensazione di esserci appieno per i vostri figli oppure avete la sensazione che vi stiate perdendo qualcosa di importante?

(Foto di Raphael Goetter)

 

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Sabbia o pidocchi?

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bambina nella sabbiaIeri mia figlia di cinque anni è arrivata a casa dall’asilo conciata da buttar via. Pantaloni pieni di terra e fango, felpa sporca di pittura rossa e macchie di minestrone verde-palude, mani tendenti al grigio-topo-di-fogna.

Ma io, mamma moderna e ottimista, non mi sono scomposta. Bene, ho pensato. Vuol dire che si è divertita.

Poi le ho passato la mano fra i capelli, e ho sentito come della sabbia sulla cute.

Aiuto. Saran mica pidocchi. Aiuto aiuto. Non so nemmeno che faccia abbiano, i pidocchi. E adesso? Potrebbe essere sabbia però. Come faccio a capire se è sabbia o se sono pidocchi? Come si fa a riconoscerli?

Mantengo la calma e decido di informarmi sull’antefatto.

“Public Enemy, ho paura che tu abbia i pidocchi in testa”.

“No! I pidocchi no!” si divincola e mi guarda diffidente.

“No, ma aspetta. Cerchiamo di capire. Siete stati in cortile oggi a scuola?”

“No”.

“Allora hai i pidocchi”.

“Sì, sì! Siamo stati in cortile”.

“Ah, bene. E hai giocato nella sabbia per caso?”…


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Mettere la testa sotto la sabbia

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struzzoOgni tanto faccio come gli struzzi quando mettono la testa sotto la sabbia. Mi estraneo per non guardare quel che sta succedendo in casa mia, per non viverlo. Forse è un meccanismo di difesa.

Oggi c’è stato uno di questi momenti di puro delirio.

C’era Public Enemy,mia figlia di cinque anni, che faceva finta di essere un cane e raccoglieva tutte le cose con la bocca. Godzilla, due anni e mezzo, seduto al tavolino che suonava la pianola elettrica sulla base de ‘La Cucaracha’. Premeva i tasti con uno stegosauro in mano, pestando come un forsennato.

“Public, non mettere in bocca quell’elastico. Godzilla, guarda che così rompi la pianola. Public, non mettere in bocca l’elastico ho detto. Godzilla, fai piano. Non mettere in bocca l’elastico ho detto”.

A un certo punto Public gli si è avvicinata per suonare insieme a lui, ma lui l’ha morsa sul braccio.

“Godzilla, non mordere più tua sorella. Non si morde. E tu, non mettere in bocca quell’elastico”.

Guardo l’ora. Le 17.32. Cosa guardi l’ora a fare, Lisa. Tanto sei da sola fino a venerdi. Non viene nessuno ad aiutare, nè a salvarti. Cosa guardi l’ora, dimmi. Cosa aspetti. Chi aspetti.

Un po’ come nel braccio della morte, via…


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Mamma, invitiamo Topolino?

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mickey mouse“MAAAMMAAA! Ho fatto un brutto sognooo! Vieni subito! Vieni vieni vieniii!”

Quattro di notte. Passo dallo stato di sonno allo stato di veglia in tre secondi, con un groppo in gola per lo spavento. Mi scaravento in camera dei miei figli inciampando nello spigolo dell’armadio che secondo me di notte si avvicina al letto, perchè com’è che di giorno ci passo indenne e di notte mi azzoppo?

“Cosa c’è? Cos’è successo?”

“Mamma, quando andiamo da Topolino?”

“‘Azz… Public Enemy, ci andremo quando tuo fratello Godzilla sarà un po’ più grande. Adesso è troppo piccolo. Quando avrà la tua età ci andremo. Ora dormi”.

“Ma io vorrei vederlo adesso, Topolino“.

“Eh, invece dovrai aspettare un paio di anni. Anche perchè andare tutti e quattro in aereo fino là e prendere un albergo ci costerà parecchio. E’ una vacanza. Ora dormi”.

Public Enemy, mia figlia di cinque anni, riflette nel tepore delle sue lenzuola di cotone. Per lei non sono le quattro di notte. Per lei è il momento di programmare un incontro con Topolino.

“Ma scusa, allora perchè non viene lui a trovare me?”

“Chi? Topolino?”

“Sì, invitiamolo”…


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La mamma che fa da sé, fa davvero per tre.

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spesaOgni tanto capita ancora che io cada nell’illusione di poter contare sull’aiuto del Capofamiglia in fatto di piccoli acquisti. Fer la famiglia, intendiamoci.

Un esempio?

“Capofamiglia, stai andando al supermercato? Bene, allora comprami per favore dei pannolini per nostro figlio e degli hot dog. Ma non di pollo, mi raccomando. Di maiale”.

Il Capofamiglia tornerà dopo un’ora con sei pacchi di pannolini taglia neonato, con la dicitura 2-4 kg in bella mostra. Il disegno riporta anche un bebè con la pelle ancora grinzosa e il cordone ombelicale praticamente appena reciso. 

Oltre a ciò, degli hot dog di pollo.

“Capofamiglia, ma hai preso i newborn!”

“I che?”

“I newborn, i pannolini per neonati. Non vedi che c’è scritto, da 2 a 4 kg? Godzilla ne pesa diciassette, ci vogliono i taglia junior o midi per lui”.

Junior? Midi? Ma non diciamo fesserie. I pannolini sono pannolini, non dirmi che adesso ci sono anche le taglie“.

Non senza sgomento, ignoro e procedo.

“…E poi hai preso gli hot dog di pollo. Ti avevo detto non di pollo”.

“Ma perchè, c’è anche scritto?”

“No, tesoro. Lascia perdere. E’ una cosa che noi donne intuiamo mettendo gli hot dog vicino all’orecchio per ascoltarne il verso”.

Come dire, chi fa da sé, fa davvero per tre in certi casi.

(Foto di Afiler)

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Mamma, alleviamo un dinosauro?

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dinosauroPrima stava dentro un uovo, in una scatola di cartone posata su uno scaffale di un negozio.

Poi il Capofamiglia ha acquistato la scatola insieme ai bambini, l’ha portata a casa e se l’è squagliata a Roma per tutta la settimana.

Poi io (con molta riluttanza) e i bambini abbiamo preso l’uovo e lo abbiamo immerso in un bicchiere d’acqua tiepida, come indicato sulle istruzioni.

Lentamente l’uovo si è sgretolato, rivelando al suo interno una strana poltiglia verdastra, molto simile ad alghe.

Quando tutto l’uovo di materiale biodegradabile si è sciolto, si è palesato lui, in tutta la sua forma, con tutto il ribrezzo che sa risvegliare in una mamma che odia i rettili.

Le istruzioni dicevano poi di metterlo in un recipiente man mano più grande, per permettergli di crescere. Così lo abbiamo posizionato in una scodella, sempre con dell’acqua.

Ora sono passati tre giorni e nella mia cucina troneggia un’insalatiera contenente acqua ristagnante e lui, che cresce ogni giorno di più…


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