Working Mothers Italy aderisce alla Giornata di Blogging sulla Scuola Italiana insieme ad altre 120 mamme blogger (questo il comunicato se volete avere maggiori info).

Mio padre mi ha sempre detto: “Studia, fatti una cultura e sarai più libera. Libera di pensare con la tua testa, libera di aprire la mente ad altre culture e modi di pensare, libera di esprimere i tuoi pensieri e saperli comunicare agli altri…insomma una donna cittadina del mondo che avrà meno paura di affrontare le sfide della vita.”

Non so se la cultura da tutto questo o molto di più, so solo che ho seguito il suo consiglio…

Mi sto solo affacciando come madre al mondo della scuola e non posso ancora darne un riscontro serio e tecnico. Però citerò stralci di una lettera scritta da un gruppo di genitori che rappresentano molto bene il mio pensiero.

Qualcuno ha detto: «Domattina metto la cultura nel panino e mangio quella».

La cultura è quella cosa che evita che ci prendiamo a schiaffi ogni volta che non siamo d’accordo, che fa si che la maggioranza degli uomini non uccida o violenti le donne pensandole oggetti, che i genitori non gonfino i figli pensandoli loro proprietà, che ci fa raccogliere denaro per le genti vicine o lontanissime nella consapevolezza che peniamo tutti ugualmente su questo mondo, che non ci fa nascondere i disabili nel pozzo, che fa sperare nella pace e ripudiare la guerra giusta, che spiega al lavoratore che non è uno schiavo, al povero che non è un ladro, al cittadino che non è solo un consumatore e concetti di questo genere.

La cultura la fanno giornalisti, scenografi, giornalai, poeti, assistenti sociali ed editori, attori, scrittori, registi, archeologi, maestri , scultori, tipografi, presidi, musicisti, redattori, danzatori, educatori, restauratori, conservatori museali e mille figure tecniche senza cui nulla prenderebbe forma.

Tutta gente che il proprio panino lo riempie poco e proprio con la cultura.

Quella che si condivide in libri, riviste, concerti, spettacoli, film, animazioni, mostre e soprattutto attraverso la SCUOLA.

Chiunque abbia a cuore libertà e responsabilità del nostro popolo sa che si tratta di un bene non solo prezioso, ma indispensabile.

Chiunque si rende anche conto che solo un’educazione ricca di idee e di mezzi metterà i nostri bambini e ragazzi nelle condizioni di essere lavoratori capaci e cittadini attivi nel mondo di domani.

Per non parlare delle entrate economiche che l’Italia attrarrebbe da tutto il mondo se veramente valorizzasse uno dei più ricchi patrimoni culturali e turistici del pianeta.

La cultura è “L’ANIMA” di un Paese.

Per questo oggi è così importante unire le voci di così tante mamme e donne senza un colore politico, senza pregiudizi ma solo con l’intento di preservare il sistema che porta la cultura nell’anima dei nostri figli e nel futuro del nostro paese.

Maria Cimarelli
Presidente
Working Mothers Italy

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Nelle ultime settimane mi sono appassionata al tema. Tutto è nato da un servizio da preparare per una rivista alla quale per l’appunto, senza troppo rifletterci, avevo proposto favole e cucina per bambini. Pensavo giusto a delle ricette ricavate dalle fiabe più conosciute: dal tè di Alice alla torta di mele di nonna Papera (vi ricordate il manuale?) alla casetta di marzapane di Hansel&Gretel.
Invece leggendo, cercando e intervistando una pedagogista clinica mi si è aperto un mondo.
Non sono mai stata a favore del gioco che favorisce la pappa, credo tutta influenza dell’ostetrica che mi aveva seguito nello svezzamento della pupa. Ecco le favole sono un’altra cosa.
Dopotutto se il cibo è comunicazione, il momento della pappa può trasformarsi in racconto se questo coinvolge, avvicina i più piccoli a ingredienti e stagioni, aiuta a risolvere rifiuti o problemi alimentari.

Grazie alla dott.ssa Simonetta Fraccaro ho scoperto il progetto “Il Mangiastorie” proposto a bambini della scuola dell’infanzia e primaria in alcune zone venete. E ne sono rimasta affascinata. Sarebbe bello avere tante iniziative del genere in un paese dove i bambini risultano sempre più colpiti da obesità e sedentarietà, conoscono poco verdura e frutta, cereali, così da poter essere  un giorno adulti più consapevoli.

Qualche idea? Fare degli ingredienti, magari di quelli più antipatici al vostro pupo, i protagonisti di storie da raccontare mentre si prepara col bambino la cena e si aspetta la pappa.
Coinvolgere i più piccoli nella preparazione a seconda dell’età in maniera diversa. E far scoprire al pupo colori, profumi e forme: basta disporre tutte le verdure e le erbe aromatiche che mettiamo nella zuppa o nel minestrone sul banco di lavoro in cucina e permettergli di toccare, sentire i profumi e giocare con noi a riconoscere e dare un nome alle cose.
La minestra avrà tutto un altro sapore.

Il Cucchiaino

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Michaelmas

san-micheleOggi festeggiamo San Michele, o Michaelmas, per celebrare l’Equinozio d’Autunno che si è svolto qualche giorno fa, e anche come momento di riflessione interiore, per trovare un equilibrio nella lotta continua tra il Bene e il Male. San Michele è soprattutto ricordato per il suo coraggio: non solo aiutò San Giorgio nella celebre battaglia contro il drago, ma cacciò anche Lucifero dal Paradiso. Per questo rappresenta valori come la fede, il coraggio e la bontà.

Festeggiarlo è un’occasione per far conoscere ai bimbi questa leggenda di origine religiosa, rappresentandola con un disegno o anche con uno spettacolo di burattini improvvisato, usando tanta creatività. Ma è anche un modo per avvicinarli all’Autunno, ai suoi colori, al raccoglimento che esso ci impone con le sue temperature fresche e pungenti. Un modo per far comprendere ai bimbi la ciclicità della Natura, il senso di morte e rinascita che vive in ogni cosa intorno a noi.

Per festeggiare al meglio, possiamo gustare una semplice zuppa a base di zucca fresca, che è ormai di stagione, o gustare delle caldarroste, o anche preparare dei dolcetti tradizionali a base di miele e uvetta, o il cosiddetto Scudo di San Michele, pane dolce arricchito di zucchero nella parte superiore e adatto alla prima colazione o alla merenda, che si consuma a Tirano e dintorni.

Ma l’importante è stare insieme, per quanto possibile, magari rintanati sotto le coperte, per recuperare un’atmosfera familiare che troppo spesso perdiamo, costrette a correre di qua e di là inseguendo orari, impegni e doveri quotidiani. Una bella scusa, questa Festa di San Michele, per fermarsi una sera e dedicarsi del tempo, a ridere insieme e mangiare insieme, per capire quanto siamo fortunati e grati per quello che abbiamo.

Barbara Mammafelice

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E’ un problema di tutti i genitori quello di trovare un modo per responsabilizzare i nostri figli; ho raccolto qualche considerazione di alcune mamme in merito alla questione, attraverso la mia pagina facebook e devo dire che l’argomento ha destato parecchio interesse. Ecco quello che è emerso dalla discussione.

E’ pensiero comune che fare il genitore è il lavoro più difficile del mondo proprio perché non ci sono regole fisse, tutto sta al nostro buon senso e al bambino che abbiamo di fronte; il nostro è un compito intenso e pieno di responsabilità ma con la giusta dose di amore e severità si può ottenere molto. Dobbiamo essere comprensivi, dare fiducia a nostro figlio ma soprattutto dare il buon esempio; se noi non siamo responsabili non lo potranno essere i nostri figli, su questo non ci sono dubbi.
I bambini sono delle spugne, assorbono tutto, quindi comportiamoci da adulti!!! Sono insegnate di scuola elementare e spesso mi trovo di fronte a situazioni incredibili, di genitori che trascurano in tutti sensi i loro figli, come possiamo pretendere poi che loro crescano educati e responsabili? Naturalmente ogni tanto lasciateli provare, lasciate che facciano le loro esperienze, che sbaglino e sappiano riconoscere il loro errore, dobbiamo dare loro gli strumenti per risolvere le istruzioni difficili e intervenire solo quando serve. Non è necessario essere sempre presenti, ma è importante equilibrare la presenza e la non-presenza costruttiva.

Nella discussione ho raccolto alcuni testimonianze di genitori con figli dislessici, dove il compito di responsabilizzazione è ancora più difficile e complesso ma non impossibile; a riguardo vi consiglio di dare un’occhiata a questo link: http://www.strategiedimamma.altervista.org/dislessico.html, troverete consigli e spazio per il confronto con altri genitori nelle stessa vostra situazione.
Un altro problema è quello che i bambini di oggi sono spesso sulle nuvole, simpatica la definizione di una mamma, che il chiama “bambini satellite”; è giusto che ogni tanto sognino ma è giusto che ogni tanto mettano i piedi per terra.

Ringrazio tanto per queste considerazioni raccolte qui, le mamme che hanno partecipato alla discussione: Roberta, Tamara, Daniela, Jasmine, Lia, il vostro contributo è stato molto prezioso.

 

Ora passando al lato pratico vi lascio un’idea realizzata da http://pickupsomecreativity.blogspot.com/, si tratta di una serie di lavagnette magnetiche, in cui ogni bambino segna le cose che deve quotidianamente fare: sistemare la camera, riordinare la cucina, lavarsi i denti….e a mano a mano che il bambino la compie, posiziona un bottoncino magnetico in relazione al suo dovere. Nella famiglia in questione c’è anche un bimbo che non sa leggere e i suoi doveri sono disegnati invece che scritti. Vi invito a visitare questo link, che vi insegna passo passo come realizzarle.

 

  Aspetto qualche vostra considerazione in merito!

http://www.chiaraconsiglia.it/ 

 

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Il mio   bambino ha solo 10 mesi ma nonostante la sua tenera età, ha già messo in pericolo la sua mamma in diverse occasioni; tra pupazzi, macchinine e pezzi di giocattoli ho rischiato di cadere più di una volta e come funghi  i balocchi spuntano dappertutto: sotto al tavolo, sotto alle sedie, sul divano…praticamente ovunque. Le teorie pedagogiche ritengono importante lasciare libertà al bimbo di esplorare, muoversi  negli spazi, toccare, buttare, sperimentare; non posso che essere d’accordo ma mi sembra altrettanto utile iniziare insegnare ai nostri figli già dai primi mesi (8-10 mesi), ad organizzare e tenere un pò in ordine i loro giochi. All’inizio sarà un gioco da fare insieme, non deve essere una costrizione per il bambinio, ma una routine come tante, giocosa e divertente.
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I bambini imparano l’Inglese riciclando.jpg

Oggi è il giorno mondiale della terra. Si faranno conferenze, eventi, programmi. Poi domani si ritorna a far scorrere l’acqua mentre si lavano i denti, mescolare vetro e umido nei rifiuti, lasciare la luce accesa. Perchè? Perchè ci scocciamo a pensare sempre all’ambiente, a essere responsabili, a pensare al futuro anche nell’attimo di un gesto quotidiano.Diverso sarebbe se il gesto ecologico fosse divertente, qualcosa che si fa non per responsabilità (o non solo) ma perchè è un gioco. Già… un gioco… E se poi questo gioco fosse in Inglese, in modo da offrire il pretesto per parlare la lingua? Interessante, vero?I giochi di società possono essere estremamente utili nel proporre una lingua a bambini e ragazzi senza che nemmeno se ne accorgano, in modo assolutamente divertente. E sono anche un’ottima occasione per passare del tempo insieme.Eccolo qui il gioco: What’s Rubbish?, lo si trova su Amazon. Oppure si trovano anche dei giochi online, anche se dal punto di vista linguistico, e comunicativo, sedersi intorno ad un tavolo è molto meglio che sedersi davanti ad un computer, comunque qui trovate diverse risorse. Consiglio: qualsiasi gioco scegliate giocatelo solo in Inglese, dal primo momento. Associate il gioco alla lingua, come se fosse impossibile giocarlo in Italiano.Immagine di Urbanwoodswalker

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Imparare l’Inglese precocemente e la televisioneLa televisione e i DVD possono effettivamente aiutare l’apprendimento di una lingua, tipo l’Inglese, ma solo in determinate situazioni. Innanzitutto dalla televisione non si impara prima dei 3 anni, alcuni dicono dei 6 anni, quindi se proprio volete mettere il bambino davanti allo schermo per preparare la cena ci può stare, ma non raccontatevi che almeno così impara l’Inglese.Poi bisogna scegliere programmi adatti ed educativi. Questo significa per prima cosa no alla televisione,  visto che la pubblicità è quanto di meno educativo ci sia in giro, meglio invece scegliere dei DVD di qualità. Qualità vuole dire contenuti adatti ai bambini, lenti (le immagini in velocità bombardano i bambini di informazioni che non possono assorbire) e con messaggi positivi. Un esempio per tutti è Sesame Street, un programma unico nella storia, ogni puntata è stata disegnata, testata e finalizzata per ottimizzare l’apprendimento, e la ricerca mostra che in effetti funziona.Poi l’ideale sarebbe che mamma e/o papà  guardassero i programmi con i bambini. E la cena? Eh lo so, non sempre si può, però a volte sì, cerchiamo almeno di non farci sfuggire quelle volte. Quindi guardare la televisione insieme, ripetere le frasi dette dai personaggi, commentare quanto avviene (in lingua), ri-descrivere le immagini. Insomma parlare. Usare la televisione come un pretesto per parlare. Un’idea rivoluzionaria, eh?

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scuola esclusiva per bambiniNormalmente si pensa di dover offrire ai propri figli la migliore istruzione possibile, quindi la migliore scuola. Chi può non di rado spende molti soldi per mandare bambini e ragazze a scuole private o comunque esclusive.Non sempre è una buona idea, ed ecco almeno un motivo.Le scuole migliori, sono anche le più competitive, spesso i genitori di molti bambini iscritti a quelle scuole si aspettano che i propri figli siano i migliori, e glielo dicono molto chiaramente. Ma non si può essere tutti i migliori, inevitabilmente qualcuno sarà migliore degli altri. Tutto normale, se non fosse per l’enorme pressione esercitata dai genitori, pressione che a volte può diventare veramente distruttiva. Al punto che anche chi ha veramente del talento può uscirne con l’autostima a pezzi, e l‘autostima nella vita conta, e serve, molto più dei voti…L’alternativa può essere una scuola normale, con livelli di competizione più sostenibili, in cui poter sviluppare un senso più giusto delle proprie capacità, oltre ad aver modo di convivere e confrontarsi con spaccati di società più rappresentativi del mondo reale.Personalmente ho avuto modo, in età adulta, di frequentare una scuola veramente selettiva. Il primo giorno ci è stato detto questo, e lo ricordo come se fosse oggi: “Ognuno di voi è abituato a essere tra i primi, qui non potrete essere tutti tra i primi.” Questa cosa ha mandato in crisi persone  adulte e navigate, figuriamoci cosa può fare ad un ragazzino… Immagine di nigel@hornchurch

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Ragazzi, soldi e malessere

Si parla di: libri e bambini

Bambina tristeQuanti soldi servono per crescere dei bambini felici? Abbastanza per soddisfare le loro necessità primarie, preferibilmente non di meno (anche se qualche sfizio ogni tanto fa sempre piacere), ma nemmeno di più, e qui è la sorpresa.

Di recente ho letto un libro scioccante: “The price of privilege” di M. Levine. Il libro è in Inglese e non se se e quando verrà tradotto in Italiano, ma il messaggio interessa tutti. L’autrice è psicologa e lavora praticamente solo con famiglie ricche, spesso molto ricche, a volte estremamente ricche. Famiglie che mandano i figli alle scuole migliori, che investono tantissimo nella loro crescita ed educazione, che non fanno loro mancare niente. I genitori di cui parla amano i propri figli e vogliono il meglio per loro. Risultato? Statistiche spaventose. Droga, alcool, sesso, ogni tipo di dipendenza prolifica tra i ragazzi di queste famiglie. Ragazzi che se li vedi per strada sembrano avere tutto, belli, ricchi e di successo, e invece hanno il vuoto dentro e a volte tagli autoinflitti sulle braccia.

E’ un fenomeno lontano da noi? Non direi, la droga prolifica anche da noi e le nuove generazioni sembrano spesso più consumistiche che felici. Perchè parlarne? Perchè il primo grande mito da sfatare è che i soldi fanno la felicità, che le scuole più costose preparino meglio alla vita, che la droga sia un problema dei bassifondi.

Che ne dite?

Immagine di Pinksherbet

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battere le mani ai bambini
Lodare i bambini è ormai cosa molto spontanea e naturale, forse tanto quanto era cosa innaturale un po’ di tempo fa, quando si temeva di viziarli e si prediligevano approcci molto più severi. Oggi invece non facciamo che esultare e giubilare per ogni piccola conquista o risultato dei nostri bambini, perchè riescono a tenere in mano il cucchiaio, perchè hanno detto grazie, perchè hanno preso un bel voto. Io personalmente non faccio eccezione, ma facciamo bene? Probabilmente no, almeno non sempre.

La lode spesso è recepita in maniera negativa dai bambini, e può arrivare ad inibire proprio il comportamento che volevamo premiare. Sembra un controsenso, ma ricorderemo tutti di essere stati bambini e aver vissuto una lode con fastidio. Io me lo ricordo.

La lode è un giudizio, tanto quanto la critica, e a nessuno piace essere giudicato, nemmeno ai bambini. Soprattutto, giudicare, nel bene e nel male, non aiuta i bambini a formarsi un’opinione personale di ciò che va bene e ciò che va male, dei comportamenti giusti e sbagliati. Li rende dipendenti dal giudizio e dall’approvazione esterni. Infine, paradossalmente, la lode può frenare proprio i bambini più dotati, e quindi più lodati, perchè abituandosi ad essere sempre premiati e lodati facilmente mancano di stimoli, di obiettivi da raggiungere, non imparano che i risultati si conquistano con la fatica e sono impreparati ad affrontare le delusioni e gli ostacoli che prima o poi, inevitabilmente, tuti dobbiamo incontrare, anche i più dotati.

Sembra un po’ eccessivo? Sì è vero, lo sembra, perchè ormai oggi lodare i bambini è cosa talmente scontata che ci sembra quasi impossibile che possano esistere alternative, eppure esistono. Una per tutte è la regola aurea: lodare lo sforzo, non il risultato. Non importa il risultato che il bambino raggiunge, ma quanto si impegna per raggiungerlo, in questo modo insegniamo loro a non are nulla per scontato, nemmeno le proprie capacità, a dare il meglio di sè e a essere apprezzati per ciò che sono (il loro impegno) e non per i loro voti (i risultati).

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I giocattoli che parlano Inglese

Si parla di: bilinguismo

Giocattoli che parlano Inglese Se andate in un qualsiasi negozio di giocattoli troverete moltissima offerta di giocattoli che parlano Inglese. Schiacci un tasto, e dice Rosso. Sposti la leva e dice Red. Utili? No.

Non lo dico io, lo dice la Ricerca. I bambini in età prescolare, sicuramente fino ai 3 anni circa, non imparano una lingua da mezzi passivi, cioè televisione, DVD, giocattoli, etc. Insomma, sprecate soldi e tempo. Ma allora che li fanno a fare questi giocattoli? Li fanno perché così voi li comprate, ma a meno che non possano citare una ricerca scientifica specifica che attesti l’impatto sull’apprendimento del prodotto diffidate.

Attenzione però, questo non significa che dovete buttare via i giocattoli e i DVD che avete già comprato. Affatto. Vuol dire che dovete sedervi per terra e giocare con vostro figlio, o figlia. O guardare i DVD con loro. I bambini non imparano da strumenti meramente passivi, ma imparano, e molto, dall’interazione con le persone, soprattutto da persone con cui hanno una relazione affettiva solida, insomma da voi genitori.

Quindi se vi mettete a giocare con loro, ripetete le frasi dette dal giocattolo o dal DVD, fate di queste parole un gioco, allora sì che i bambini imparano!

Il vostro accento non è da madrelingua? Se è per questo scommetto che neanche il vostro accento italiano è tanto puro, il mio non lo è (purtroppo). Succede, la lingua è una cosa viva e duttile, non esiste la perfezione, e soprattutto la lingua si evolve! L’accento migliorerà sicuramente se nel tempo i bambini, e poi ragazzi, avranno modo di essere esposti alla lingua parlata anche da altre persone, scopri tutti i metodi per crescere un bambino bilingue . Quando sono piccoli però i bambini non hanno bisogno di un’insegnante madrelingua, ma di passare del tempo giocando con mamma e papà.

Infine, una provocazione, le migliori bambole bilingui sono le bambole che non parlano!

Immagine di futurestreet

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