Zambaiti mamma managerLara Zambaiti, responsabile dell’ufficio ricerca e sviluppo del Cotonificio Zambaiti (Gruppo Zambaiti, uno dei maggiori gruppi industriali italiani che operano nel settore tessile e biancheria per la casa) traccia un profilo interessante sulle donne impegnate sul fronte lavorativo e familiare, offrendo spunti sulla realtà delle donne di oggi e la loro affermazione nel mondo del lavoro. Impegno, volontà e forza per rivendicare senza stereotipi la propria posizione.

“Il merito di una persona si misura nel quotidiano, con l’impegno e la determinazione, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna”.

Lara affianca il marito, amministratore delegato delle aziende del Gruppo Zambaiti, gestendo con successo anche una piccola impresa familiare con 4 figli e 2 cani.

Dopo essersi laureata in giurisprudenza alla Cattolica di Milano, comincia la sua esperienza lavorativa in uno studio legale di Milano. L’impegno di consulenza per l’azienda di famiglia diventa però sempre più impegnativo assorbendola interamente sino a prendere in carico l’attività dell’intero ufficio ricerca e sviluppo.

Come manager e mamma supera le sue giornate alla stregua di  molte mamme, con molta organizzazione, incastrando le numerose cose da fare come piccoli pezzettini di un puzzle.

“Il consiglio che posso dare a ogni donna è valorizzarsi in pieno, sempre e comunque. Una donna può sentirsi appagata dedicandosi pienamente al proprio lavoro, la carriera può essere una scelta di vita, oppure riconoscendo che la massima soddisfazione si possa avere dedicandosi esclusivamente alla famiglia. Quello che conta è addormentarsi serenamente la sera, sfinite ma soddisfatte di sé”.

Alla domanda le donne hanno davvero le stesse opportunità riservate agli uomini in campo lavorativo ci risponde che gli stereotipi culturali più radicati stanno evolvendo e citando progetti come “la città dell’imprenditoria femminile” del Dipartimento delle pari opportunità in collaborazione con Microsoft e Acer, un esempio di come si possa aiutare a promuovere lo sviluppo di nuove imprese al femminile.

Siete d’accordo? Gli stereotipi culturali sono in una fase di evoluzione?

Portate le vostre esperienze nella community!

 

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto: Lara Zambaiti

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Qualche giorno fa ho avuto una grande soddisfazione per la nostra associazione, infatti siamo state inserite tra i referenti italiani dalla Commissione Europea per l’Occupazione, gli Affari Sociali e le Pari Opportunità nell’ambito della campagna di informazione Gender Pay Gap sul divario di retribuzione tra uomini e donne in Europa.

Ero felicissima ma poi mi sono chiesta, come referenti per l’informazione: le persone sanno dell’esistenza di questa indagine, in cosa consiste, oppure le donne “sanno solo” quello che sperimentano ogni giorno nella loro vita quotidiana? Ovvero che se sono brave e preparate il minimo che possa succedere è che vengano pagate meno dei loro colleghi maschietti nel team.

Sorvolando su temi importantissimi sui quali ci si dovrebbe ispirare e fondare come l’uguaglianza, la parità e la democrazia in un paese, ma anche semplicemente in un sistema educativo e sociale….arriviamo al tema.

Il termine Gender Pay Gap ormai è chiaro, significa differenziale retributivo di genere ovvero tra uomini e donne. Nella primavera 2009 l’Unione Europea si è fatta carico del problema con una campagna informativa per sottolineare il divario esistente lungo tutto l’arco della vita, e non da ultimo per i riflessi ciò avrà sulle pensioni future delle donne. Ma come si calcola?gender pay gap lavoro donne mamme

Senza perderci in meandri metodologici (da brava “statistica” mi piacerebbe ma non vi ammorberò..) è calcolato come differenza tra il salario medio orario di uomini e donne calcolata in percentuale rispetto al salario orario maschile.

Una parte del differenziale può essere ricondotta a differenze nelle caratteristiche degli individui e del posto di lavoro (età, istruzione, formazione sul lavoro, settore, tipo di occupazione).

Un’altra parte può venir spiegata dal diverso modo in cui le stesse caratteristiche sono retribuite.

I risultati di questo indicatore ci dicono che se la composizione della forza lavoro tra i sessi rispetto alle caratteristiche personali ed occupazionali fosse identica, rimarrebbe comunque un considerevole divario tra le retribuzioni di uomini e donne.

Depurando una serie di fattori che in Italia sono essenziali, si arriva a sostenere che in questo paese le donne percepiscono tra il 50 e il 70% di ciò che guadagnano annualmente gli uomini.

Voi mi direte: bella scoperta! E cosa cambia?

Dimostrare scientificamente e diffondere informazione su quello che sperimentiamo tutti i giorni nella realtà serve sempre, a smentire chi dice che non sia così e a portare a tutti i livelli la nostra …. (cerco di essere elegante)… rabbia.

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Illustrazione dal sito EU

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