4

Quale cultura?

mamma e figlio mano nella manoNiente consigli per gli acquisti in questo mio nuovo post. Niente suggerimenti sui brand più IN per vestire i vostri piccoli in maniera impeccabile e alla moda.

Solo una riflessione, solo un pensiero, su cosa conta di più: che nostro figlio sia vestito in maniera pulita ed ordinata, o che sia alla moda e abbia sempre ai piedi l’ultimo paio di snaikers, se davvero poi valga la pena spendere spendere tanto per qualcosa che durerà una stagione, al massimo due. Ci pensavo oggi dopo aver letto un articolo di Repubblica, sulle mamme-maitresse. Pensavo alla responsabilità che abbiamo e sulla quale ci giochiamo il futuro dei nostri figli. Se la ricerca dell’apparire sempre al meglio, possa in qualche modo già segnare in maniera indelebile la visione dei piccoli sul mondo. Capiamoci non voglio fare un discorso anti-capitalista, io sono la prima che guarda sognante certe vetrine, ma solo pensavo a mia figlia e a come questo influisce su di lei. Domani scendo in piazza  e lo faccio anche per lei, ma a quanto mi può servire questo, se poi mi vede cambiarmi 20 volte davanti allo specchio, alla ricerca dell’abbinamento giusto e comprare dieci paia di scarpe diverse. Fare la mamma non è facciale e anche essere un buon esempio non è facile, certo provarci non costa nulla, solo ecco servirebbe pensarci un attimo in più, giusto per non vanificare le buone parole con i fatti. Quindi magari certe volte sarebbe il caso di comprare una maglietta in meno e un libro in più, le magliettine con il tempo stanno strette e si danno via, un libro invece è sempre pronto a tenerci compagnia. Lo dico prima a me stessa che riempio armadi di vestiti alla rana che poi non riesco nemmeno a sfruttare in pieno, e poi a voi, nell’ottica utopistica di una società meno consumistica e più attenta alle esigenze reali, che non nsono certo la marca dei pantaloni che indossiamo e se sono in tono con i calzini. Voi come la vedete?

Marlene.

4 commenti

Oggi è venerdì e Shopping for baby, vi propone una cosa diversa. Più che un suggerimento sull’abbigliamento per i più piccoli volevo infatti conoscere il vostro parere su una riflessione che mi è sorta spontanea cercando il tema per questo nuovo post.

Dopo una serie di brand di fascia medio/bassa adatti alla vita tutti i giorni, comodi per andare a scuola, giocare al parco, pratici e resistenti, volevo proporvi qualcosa di più raffinato. Magari adatto ad un occasione speciale, un matrimonio o una serata importante.

Solitamente sono contraria a vestire i bambini in maniera eccessivamente elegante e complicata, ma ci sta che erte volte tocca farlo. Girando per il web, sono cos’ì incappata nella nuova collezione di Patrizia Pepe Bambina e neonata. Ok, le fasce di prezzo sono decisamente alte, la collezione carina e ricercata, ma quello che mi ha stupito sono le foto del catalogo.

Guardatele, voi cosa vedete? Riuscite a vedere, magliette o pantaloni in maniera da decidere se comprarli o meno? Riuscite ad individuare la vestibilità di certi capi?

pp1

IO NO.
Io vedo BAMBINE in atteggiamento lasciavo e apatico, tristi e assenti, che posano davanti all’obbiettivo in maniera asettica e semi sensuale. Io non credo che queste bambine debbano stare qui, in queste foto. Dovrebbero sorridere, giocare, fare la ruota nelle loro gonnelline  preziose, dondolarsi nel cappottino nuovo e saltellare. Invece. Invece imitino un ruolo che non le compete e non rendono affatto glam un linea di abbigliamento, anzi a mio avviso la incupiscono come sono cupi i loro occhi.

pp2

Fortuna che ai neonati non puoi negargli di ridere ed essere felici di stare al mondo, infatti sono solo due le foto con neonata. Non so ma a me ste foto fanno troppo tristezza. Da mamma non condivido a fatto questa campagna pubblicitaria e come questa tutte quelle che utilizzano i bambini come mezzi di seduzione o esca per gli adulti.

MARLENE

TRA ROCK E NINNA NANNE

8 commenti

3

Mamma, voglio ricominciare la vita

Si parla di: Senza categoria

Come ho spiegato nel post precedente, spesso i viaggi in macchina con i miei figli sono momenti di grande rivelazione.

A volte si ascolta musica in silenzio, a volte si chiacchiera di cose banali. A volte invece mia figlia, Public Enemy, se ne esce con pensieri profondi e allora tu che ti trovi al volante della tua piccola vettura dalle poche pretese ti devi calare nei panni della Saggia Veggente.

Come oggi.

Stavamo tornando a casa verso l’imbrunire, io al volante e i bambini dietro seduti nei rispettivi seggiolini.

A un certo punto Public Enemy apre bocca.

“Mamma, io voglio ricominciare dall’inizio”.

“Ehm… in che senso, Amore mio?”

“Voglio iniziare tutto daccapo. Voglio ricominciare la vita“.

Cara Public Enemy,

a soli quattro anni e mezzo mi vieni a dire che vuoi ripartire da zero, che vuoi ricominciare la vita.

Ecco, la vita non dà una seconda possibilità, piccola mia.

La vita non puoi riavvolgerla per ritornare sui tuoi passi, non puoi cambiare le cose che hai fatto. Con il passare del tempo, imparerai a pentirti di aver fatto o detto, ma anche di non aver fatto o di non aver detto. Imparerai che ogni scelta comporta una rinuncia, e imparerai che ad ogni bivio si dice addio a qualcosa.

La vita non puoi cancellarla nella speranza che tutto riparta. Non si torna indietro e non si rivivono i momenti passati di cui hai nostalgia.

Ma voglio insegnarti che la vita è il film di cui tu devi essere la regista, e ti auguro con tutto il cuore di riuscire a rendere il tuo film fonte di soddisfazione. Ti auguro di saper scegliere con attenzione attori, luoghi e tempi secondo i tuoi desideri.

Credo che solo così potresti  vivere senza voler riavvolgere e buttare la tua pellicola.

“Ma mamma, io voglio solo diventare di nuovo piccola perchè così non devo andare all’asilo e posso stare tutto il giorno con te e mio fratello“.

3 commenti

Ma cosa fanno quando sono all’asilo?

Si parla di: Senza categoria

asiloLa vita scolastica di mia figlia Public Enemy è avvolta da un alone di mistero a dir poco impenetrabile. Una fitta coltre di nebbia nella quale io brancolo da mesi, senza un risultato soddisfacente.

Premetto che mia figlia frequenta una scuola dell’Infanzia che al primo approccio mi aveva un po’ frastornata (classi suddivise in gialli, rossi, lilla e verdi, a loro volta ripartiti in scoiattoli, leprotti, bruchi, coccinelle, al punto che non capivo più la natura di mia figlia: scoiattolo giallo o bruco lilla?) ma che tutto sommato mi sembra funzionare.

Il fatto è, che ciò che succede all’interno di quell’edificio quando mia figlia è lì, non mi è dato sapere.

Lei per prima non racconta, o se racconta sono in genere storie che sono evidente frutto della fantasia, del tipo che hanno preso un razzo e sono andati sulla luna ad assaggiare il formaggio, oppure che hanno visto Topolino e Pippo in giardino. Roba che neanche se mangi il Peyote sugli altipiani del Messico.

In secondo luogo, le maestre. Ai tempi dell’asilo nido, arrivavi la mattina e ti dicevano cosa avrebbero fatto, con chi e con quali materiali. Poi all’uscita ti dicevano se aveva mangiato, e quanto; ti dicevano se aveva fatto pipì o popò, se nel vasino o nel pannolino; se aveva parlato, se aveva pianto e perchè, ti dicevano “Oggi ha parlato per la prima volta del fratellino”, oppure “Oggi ha chiesto dell’altro puré”.

Qui invece non si sa nulla. Tu arrivi la mattina e fai fatica a vedere se c’è la maestra, che in genere sta sempre provando la febbre a qualcuno. Ti saluta, poi si gira e tu esci dal suo campo visivo-percettivo-insomma-sensoriale. Poi alle quattro, ancora peggio. Tutti arrivano, acchiappano il bambino e se ne vanno. Io invece chiedo sempre se ha mangiato, se ha dormito, come è andata. La maestra mi guarda ogni giorno colla smorfia tipica di noi italiani quando vogliamo dire ‘Boh!’ E poi aggiunge ”Sissì, bene, perchè?” 

Si dà comunque il caso che mia figlia non abbia mai raccontato cosa facciano, non abbia mai parlato delle maestre o dei bambini e dei loro giochi. Ogni tanto, ecco, tira fuori una canzoncina nuova.

Arriva a casa con una fame da lupo (lei che non ha mai voluto la merenda in vita sua), si ingoia dieci biscotti con due tazze di latte per merenda, e a cena sembra un velociraptor – quello che in Jurassic Park si divorava una capra in dieci secondi. Mah.

Arriva con graffi, morsi, lividi sulle gambe e sulla schiena, un po’ alla Lara Croft, ma non sa proprio dire come se li sia procurati. “E’ stato un giaguaro”, mi ha detto l’ultima volta che l’ho interpellata.

Ma a me non è dato sapere. Eppure vedo che le altre mamme convivono benissimo con il fatto che questa ’finestra’ sulla giornata dei propri figli rimanga chiusa.

Forse mi devo abituare all’idea che i miei figli abbiano una loro vita, separata dalla mia.

E voi? vi ci siete abituate facilmente a quest’idea?  

(Foto di wohack)

39 commenti

Insegnamo ai nostri figli che accettarsi è alla base di tutto

Si parla di: Senza categoria

butterflyTempo fa, navigando sulla rete alla ricerca di qualche libro educativo per aiutarmi nei momenti bui del mio ruolo di mamma, mi sono imbattuta in questo libro. Un libro illustrato che serve per preparare i bambini al fatto che la mamma si sottoporrà a un intervento di chururgia estetica. Il libro è scritto da un chirurgo plastico e dovrebbe servire per rassicurare i bambini sul fatto che la mamma non è malata (magari non fisicamente!) ma attraversa tutto questo per essere più bella e sentirsi quindi più felice.

Immagini di mamme nel bozzolo che diventeranno farfalle e bambine che assistono fiere alle loro trasformazioni.

Ecco io, come madre, davanti a queste iniziative resto senza parole…


Continua dopo il click...

12 commenti

Quando la forchetta deve scegliere tra cucchiaio e coltello

Si parla di: Senza categoria

forchetta_coltello“Mamma, aspetta! Non toccare, non vedi che il cucchiaio e la forchetta si stanno sposando?”

Domenica mezzogiorno. Mia figlia Public Enemy, di quattro anni e mezzo, è seduta a tavola in attesa del succulento pasto preparato dal Capofamiglia e nel frattempo gioca con le posate. Le tiene in piedi, una accanto all’altra, e le fa camminare al ritmo di una improbabile marcia nuziale.

“Oh che bello, tesoro! Si sposano?”

“Sì. Si vogliono bene”.

“Capisco. Però senti, e il coltello? Che fa il coltello? Resta solo?”

Public Enemy rimane interdetta per un istante. Uno soltanto.

“Beh, il coltello è anche lui il fidanzato della forchetta”.

“Ennò, cara mia. La forchetta si sposa col cucchiaio, e basta. Non può avere altri fidanzati”.

“Perchè?”

“Eh, eheheh, perchè. Perchè funziona così. Se lei si sposa col cucchiaio, basta. Non può avere un altro fidanzato. Deve stare per sempre solo col cucchiaio. Altrimenti, se avesse preferito il coltello, avrebbe dovuto sposare il coltello. Non può mica andare a vivere con tutti e due”.

Public riflette. Poi un lampo di genio le illumina lo sguardo.

“Senti mamma, allora facciamo così: la forchetta si sposa col cucchiaio e vanno a vivere insieme in una bella casa con i cavalli bianchi in giardino, però lei è anche fidanzata col coltello, ma di nascosto. Il cucchiaio non lo saprà mai”.

Hai capito. Mica scema, la forchetta.

(Foto di Shock2006)

10 commenti

8

Mamma, che cos’è l’anima?

Si parla di: Senza categoria

anima2L’altro giorno sono andata a prendere mia figlia all’asilo e ho visto sul suo viso un’aria un po’ perplessa.

 ”Mamma, tu sai cos’è l’anima?” mi chiede dopo poco.

“L’anima?”

“Sì. L’anima. Sai cos’è?”

“Ehm… l’anima… dunque. Proprio l’anima, eh? L’anima…  è quella parte di una persona che non vedi ma che la rende unica al mondo e insostituibile. I suoi pensieri, i suoi ricordi, i suoi sentimenti, il suo vissuto. Le sue speranze, il suo passato, le sue paure. L’anima è ciò che non fa parte del corpo. E’ una cosa magica, non la puoi vedere. E’ il fatto di essere vivi. E’ ciò che nessuno ci potrà mai portare via. L’anima è un soffio di vento

“Ma no, mamma ti sbagli. L’anima è quel cilindro di cartone che c’è dentro ai rotoli di carta igienica, quando finiscono. Ce lo ha detto la maestra. Ha detto che lunedì dobbiamo portare a scuola un paio di anime. Per questo ti ho chiesto se sai cos’è. Perchè devi darmele per la scuola”.

Quante volte nella nostra vita di mamma la soluzione è più semplice di quanto crediamo?

8 commenti

Mamme intrappolate nelle proprie decisioni

Si parla di: Senza categoria

ragnatelaChi di noi mamme non si sente intrappolata? Intrappolata nelle proprie decisioni?

Ad esempio, una mamma che abbia un buon livello di istruzione e un buon lavoro e decida di mollare tutto per stare a casa a prendersi cura dei suoi figli si sentirà dire per tutta la vita: “Come puoi buttare via tutto per fare la mamma?” E allora trascorrerà intere giornate a chiedersi se davvero stia facendo la cosa giusta.

Invece, se deciderà di lasciare i propri figli nelle mani di altre persone per dedicarsi al proprio lavoro, vivrà costantemente nel senso di colpa. Vivrà con il tarlo che non era lì quando i suoi figli avevano bisogno, non era lì per quei pochi anni in cui erano piccoli e indifesi, pochi e velocissimi anni che sbiadiscono nel tempo.

Ci si sente in trappola, è una situazione da cui non si esce mai vincitrici.

Ma l’autoaffermazione per una mamma è un concetto ben più facile da descrivere a parole che da ottenere nella pratica.

Secondo me è tutta una questione di avere troppa scelta


Continua dopo il click...

26 commenti

Cosa mi hanno insegnato i miei figli

Si parla di: Senza categoria

due bimbiIl primo figlio arriva e in un attimo ridimensiona le tue priorità. Il secondo te le mescola di nuovo, poi le prende e come un prestigiatore le fa sparire.

Il primo figlio stupisce tutti con uno sbadiglio, una parola, un sorriso. Il secondo per stupire deve fare cose straordinarie.

Il primo figlio determina il ritmo sonno-veglia-cibo di quella che è la meravigliosa simbiosi con la mamma.
Il secondo si deve adeguare perchè ci son cause di forza maggiore. Ci sono impegni da mantenere, ci sono sveglie da puntare, ci sono orari da rispettare.

Per il primo figlio tutto si ferma per un istante, poi tutto piano riparte. Il secondo deve saltare su un treno in corsa.

Il primo figlio lo porti al massaggio neonatale, al corso di acquaticità per neonati, al laboratorio creativo del sabato. Il secondo tutto questo non lo può fare, perchè ci vuole il triplo dell’energia per coordinare tutto quanto. E tu non ce l’hai. Non hai energia, non hai tempo, non hai occasioni…


Continua dopo il click...

13 commenti

Il gioco del silenzio

Si parla di: Senza categoria

bimbo telecomandoQuando sei piccolo dai per scontate un sacco di cose, cioè credi che tutto quello che fanno i grandi sia giusto e motivato, sempre.

Soprattutto a scuola.

Poi arriva un giorno, quando sei adulto, in cui ad un tratto ti ricordi di questo o quell’altro episodio e mentre lo racconti ti si palesa con esso tutta la sua assurdità

A me è capitato qualche giorno fa, con la storia del gioco del silenzio.

Alle elementari, spesso le insegnanti quando mancava mezz’ora alla fine delle lezioni (mezz’ora! cioè, in mezz’ora se vuoi spieghi a cosa serve e come funziona una centrale idroelettrica, o cos’è il fuso orario, o perchè no, il motivo per cui i salmoni risalgono i fiumi per deporre le loro uova)… beh, morale, ci facevano fare il gioco del silenzio. Consisteva nel rimanere tutti belli seduti, braccia conserte sul banco, testa appoggiata sulle braccia e tutti zitti. Chi apriva bocca veniva eliminato dal gioco, il che di per sè non era una grande perdita data la nullità della cosa, ma il fatto umiliante era che il suo nome veniva scritto a gran caratteri cubitali alla lavagna a titolo di insulto, come dire ‘il somaro, di cui scriviamo nome e cognome, non sa stare alle regole‘. E poi quel nome rimaneva lì, in bella vista fino al mattino successivo, per rinfrescare la memoria a tutti coloro i quali avevano magari anche già rimosso il super-gioco e il suo illuminante scopo…


Continua dopo il click...

17 commenti

8

Il costume di Carnevale

Si parla di: Senza categoria

bimba birichina“Avanti, scegline uno”, esorto mia figlia Public Enemy di quattro anni e mezzo una volta raggiunto lo scaffale.

Con un gesto del braccio disegno nell’aria un ventaglio davanti alla merce esposta, come fanno le guide turistiche di Versailles quando mostrano alla folla di turisti la Gran Sala da Ballo dopo averne spalancato le porte, “…et voilà, mesdames et messieurs!”

Ma noi, niente Versailles. Noi siamo davanti a un grigio scaffale, assaltato come una diligenza nel Far West, con esposti i rimasugli dei costumi di Carnevale da bambina in un affollatissimo centro commerciale il sabato pomeriggio.

Gente che urla, gente che lancia coriandoli aprendo le confezioni. Gente che si rimprovera a vicenda.

Perchè martedì, alla scuola dell’Infanzia di mia figlia i bambini dovranno andare in maschera.

E non è più come ai miei tempi: se volevi, quando volevi, ti mettevi addosso un lenzuolo o tre piume in testa e uscivi di casa ora fantasma, ora pellerossa


Continua dopo il click...

8 commenti

Ma vissero davvero sempre felici e contenti?

Si parla di: Senza categoria

Fotolia.comIeri sera ho letto a mia figlia di quattro anni una fiaba. Una di quelle fiabe in cui la principessa abbandonata per un motivo o per l’altro dalla mamma, supera le difficoltà procuratele dalla matrigna invidiosa e riesce ad accapparrarsi il tanto conteso Principe.

Posto che io non ho mai visto di buon occhio questa faccenda della mamma che vien meno (vedi Biancaneve, Cenerentola, La Bella Addormentata, Bambi, Dumbo, e via discorrendo) perchè instilla nel bambino una insicurezza inutile e precoce – del tipo che mia figlia è andata a letto chiedendomi se a me spareranno mai i cacciatori nel bosco, e so già che questo sarà il leit motiv di tutti i suoi incubi della nottata che ci aspetta, c’è da dire che da questa sera ho una perplessità in più.

E cioè.

Quando si arriva al gran finale delle fiabe, in genere ci sono il Principe e la Principessa felici, che si baciano davanti al di lui maniero, con uno stuolo di scoiattoli e cerbiatti festanti tutt’attorno e la servitù sorridente che non vede l’ora di arrabattarsi come delle formiche in fermento per far felici quei due. E la fiaba finisce con le classiche parole: … E vissero felici e contenti.

Ora, io mi chiedo: ma nessuno mai è andato a curiosare successivamente nel matrimonio di quei due? Nessuno ha mai parlato del dopo?
Continua dopo il click...

27 commenti