Le piccole liti da spiaggia: è il caso di intervenire?

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parco giochiSarà giusto intervenire nelle piccole liti da spiaggia?

Sarebbe meglio starsene seduti a guardare come se la cava tua figlia davanti alla prepotenza degli altri bambini oppure è preferibile intervenire per evitarle l’umiliazione di vedersi maltrattare dai suoi coetanei, palesemente meno sensibili di lei?

La mia filosofia è sempre stata quella di lasciare che se la cavino da sè. Tra fratelli soprattutto, ma anche con i coetanei nei luoghi di pubblico dominio. Perchè all’asilo e a scuola io non ci sono a difenderli, perchè il coraggio va trovato dentro di sè senza interferenze, perchè la forza nell’affrontare il mondo è una qualità che si impara a proprie spese.

Certo però ci sono delle volte in cui questo mi risulta difficile.

Come quando qualcuno le sottrae un gioco in piscina e le rovescia secchiate d’acqua in faccia se lei fa per riprenderselo.

Come quando qualcuno vieta a mio figlio di due anni e mezzo di entrare nella casetta del parcogiochi e lui resta lì immobile senza dire niente perchè tanto non sa nemmeno parlare.

Come quando qualcuno li minaccia di morte imminente per causa di un indomabile mostro che sta per palesarsi davanti a loro e che come prima cosa mangerà la loro mamma.

Ecco, io mi chiedo: come vi comportate voi, altre mamme lì fuori? Come convivete con la presenza di bambini dall’aggressività mal gestita nella vita dei vostri figli?

(Foto di Foundphotoslj)

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Abitudine o rassegnazione (in riva al mare)?

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salto in spiaggiaA venticinque anni la vita di spiaggia era una favola.

Posizione orizzontale da mattina a sera, lunghe nuotate al largo per rinfrescarsi, qualche doccia fredda per risciacquarsi, una bibita ghiacciata e un libro sempre pronto a tenermi compagnia. Orologio dimenticato, libertà assoluta, riposo assicurato.

A trent’anni è arrivata mia figlia, e la nuova vita di spiaggia mi ha spiazzato.

Non riuscivo a rimanere sdraiata sul lettino per più di cinque minuti, non riuscivo a chiudere gli occhi e non pensare a niente. C’era il mio nuovo ruolo che mi chiamava. Il pensiero era sempre rivolto a non perdere di vista quel piccolo essere che sfuggiva ogni minuto dalla mia visuale. C’era da seguirla, tenerla all’ombra, portarla a casa all’ora del pranzo. Era difficile trovare un attimo per una nuotata in solitudine, e ogni tanto guardavo il mare con nostalgia. Era impossibile riuscire a sfogliare una rivista, e ogni tanto ne guardavo la copertina luccicare da dentro la mia borsa con desiderio.

Non era più il mio spazio, non era più il mio relax, e la cosa mi suonava un po’ ostile…


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Scenario mattutino in riva al mare

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tunnel sabbiaPasseggiando sulla battigia verso le undici di mattina entri in contatto con una realtà degna di nota.

Laddove alle otto di mattina ti imbatti in signore sulla settantina che raccolgono conchiglie riversate dalle onde durante la notte, o nei loro coetanei al maschile che passeggiano con il pantalone arrotolato al ginocchio e il cappello bianco alla pescatora alla ricerca di qualche novità da riportare durante la successiva sosta al porto, ecco che verso le undici il panorama cambia.

Giù il sipario, si apre una nuova scena.

Verso le undici la passeggiata sulla battigia non è così spedita, per via dei mille ostacoli che incontri.

Verso le undici sulla battigia ci sono mamme, nonne, bambini e papà…


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